Il Consiglio di amministrazione del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana interviene direttamente per evitare una riduzione delle attività del museo dopo i tagli decisi dal Comune di Genova.
Al termine di una riunione straordinaria convocata per affrontare le criticità economiche legate ai finanziamenti comunali, il presidente Paolo Masini ha annunciato che il CdA sosterrà direttamente i costi necessari a garantire due ulteriori giorni di apertura settimanale del museo nel periodo compreso tra giugno e il 30 settembre 2026.
Una decisione che consentirà al Mei di restare aperto dal martedì al sabato, evitando un ridimensionamento dell’offerta culturale proprio durante la stagione estiva, quando cresce il flusso turistico e l’interesse verso i temi dell’emigrazione italiana.
“Con senso di responsabilità e nel rispetto della cosa pubblica che ha contraddistinto l’operato del Consiglio sin dal suo insediamento, abbiamo assunto una decisione straordinaria”, ha dichiarato Masini.
Secondo il presidente, la scelta nasce dalla volontà di garantire “un’apertura adeguata al ruolo culturale e istituzionale che il Museo ricopre a livello nazionale e internazionale”.
Il Mei rappresenta infatti uno dei principali luoghi della memoria dedicati alla storia dell’emigrazione italiana nel mondo, tema centrale anche per milioni di italiani all’estero e discendenti delle comunità emigranti.
Masini sottolinea inoltre che l’intervento del CdA servirà anche a tutelare i livelli occupazionali del personale impegnato nella struttura.
Nel comunicato diffuso al termine della riunione, il Consiglio di amministrazione punta però il dito contro l’amministrazione comunale genovese, accusata di non aver rispettato gli impegni assunti con il Ministero della Cultura.
“Per il secondo anno consecutivo”, denuncia il CdA, “i tagli apportati dal Comune incidono sull’operatività del Museo e disattendono quanto previsto nell’Accordo di valorizzazione sottoscritto tra ministero della Cultura, Regione Liguria e Comune di Genova”.
Parole dure, accompagnate dalla definizione di un “imbarazzante corto circuito istituzionale” che, auspica il Consiglio, “non torni più a ripetersi”.
La vicenda riporta al centro il tema della valorizzazione dei luoghi della memoria dell’emigrazione italiana, patrimonio culturale che rappresenta non solo la storia del Paese, ma anche il legame vivo tra l’Italia e le sue comunità nel mondo.






























