Lasciare tutto e ricominciare a settant’anni. È la scelta coraggiosa compiuta da Antonietta, una pensionata italiana che ha deciso di trasferirsi da sola ad Hammamet, in Tunisia, dando vita a una storia che oggi diventa il cuore del documentario “Residence Hammamet – Il Maktub secondo mia madre”, diretto dal figlio, il regista Salvatore Allocca.
La vicenda, raccontata da Libero e ripresa da numerosi osservatori del fenomeno migratorio, va ben oltre la dimensione familiare.
Il film, infatti, offre uno sguardo autentico su una realtà sempre più diffusa: quella dei pensionati italiani che scelgono di trasferirsi all’estero per migliorare la qualità della propria vita.
Negli ultimi anni la Tunisia, e in particolare la località di Hammamet, è diventata una delle destinazioni più apprezzate dagli italiani in pensione. A spingere molti connazionali verso le sponde sud del Mediterraneo sono diversi fattori: il costo della vita più contenuto rispetto all’Italia, il clima favorevole durante gran parte dell’anno, la vicinanza geografica e la possibilità di vivere con maggiore serenità economica.
Ma il documentario di Allocca racconta qualcosa di più profondo. Attraverso la quotidianità di Antonietta e di altri italiani residenti in Tunisia, emerge il desiderio di continuare a progettare il futuro anche dopo la pensione. Una comunità composta da uomini e donne che, pur avendo raggiunto la cosiddetta terza età, non rinunciano a costruire nuove amicizie, coltivare passioni e immaginare nuovi percorsi di vita.
Hammamet diventa così il simbolo di una seconda opportunità. Non solo una meta per vivere meglio dal punto di vista economico, ma anche un luogo dove riscoprire libertà, autonomia e voglia di mettersi in gioco.
Il racconto si sviluppa con uno stile delicato e privo di giudizi, trasformando una storia personale in una riflessione universale sul tempo che passa, sul cambiamento e sulla ricerca di un proprio posto nel mondo. Al centro c’è il rapporto tra madre e figlio, ma anche una domanda che riguarda tutti: è davvero troppo tardi per ricominciare?
La risposta di Antonietta sembra essere chiara. Con la sua scelta dimostra che il desiderio di cambiamento non conosce limiti anagrafici e che la libertà di reinventarsi può accompagnare una persona in ogni fase della vita.
“Residence Hammamet – Il Maktub secondo mia madre” diventa così non solo il racconto di un’esperienza individuale, ma anche lo specchio di un fenomeno che coinvolge un numero crescente di italiani all’estero: quello di chi, una volta conclusa la carriera lavorativa, sceglie di guardare al futuro con lo stesso entusiasmo di chi è appena all’inizio del proprio cammino.































