Terrorismo, impariamo da Israele – di Antonio Gabriele Fucilone

L’attentato che c’è stato a Parigi è stato più di un semplice "campanello d’allarme". In quel fatto gravissimo, oltre a morti e feriti, c’è stato anche il chiaro segnale di una guerra in corso. L’Isis (o Daesh) ci ha dichiarato guerra. Quel fatto di Parigi ci dimostra che l’Isis è presente ovunque e che noi non riusciamo ad identificarlo, anche a causa della "taqqyia", una tecnica con cui i fondamentalisti islamici dissimulano le loro vere idee ed il loro vero pensiero.

Noi abbiamo sottovalutato il problema e "in nome dell’accoglienza" siamo anche arretrati, togliendo i simboli della nostra cultura e dei nostri valori, a cominciare dai simboli della tradizione giudaico-cristiana. Noi dobbiamo imparare a vivere dagli Israeliani. Quello che è accaduto a Parigi, in Israele è (praticamente) la normalità. In Israele c’è una minaccia costante da parte dei fanatici di Hamas, dell’Autorità Nazionale Palestinese, dell’Isis e degli sciiti filo-iraniani. Israele è costretto ogni giorno a difendersi. Gli Israeliani rischiano la vita ogni giorno. Anche noi dobbiamo essere consci di ciò, quando andiamo al lavoro, portiamo i nostri figliuoli a scuola, andiamo in un pubblico ufficio, andiamo al supermercato o andiamo in sinagoga di sabato o in chiesa per presenziare alla messa. Vogliamo capire che ci è stata dichiarata una guerra?

Dobbiamo smetterla con l’idea del "politicamente corretto" e riconoscere che con una certa comunità (o almeno con una parte di essa) noi abbiamo un grosso problema. Papa Benedetto XVI e Oriana Fallaci ci avevano visto giusto.

Ricordo che gli autori dell’attentato a Parigi sono stati dei cittadini francesi. Questo ci fa desumere che quel modello di integrazione che vige in Francia si è mostrato fallimentare. Lo dico fuori dai denti e senza peli sula lingua: la Francia ha tolto i simboli della sua cultura ma non è stata in grado di integrare molti musulmani.