Terrorismo, ecco perché anche l’Italia è a rischio – di Antonio Gabriele Fucilone

L’ho scritto più volte sul mio blog "The Candelabra of Italy" e su altri mezzi di comunicazione: noi siamo in guerra. Dobbiamo prenderne atto. Questo è stato riconosciuto anche da Papa Francesco, dal presidente francese Francois Hollande, dal giornalista Magdi Cristiano Allam e da altre figure importanti. Questa è a tutti gli effetti una guerra. Non è una guerra tradizionale, una guerra combattuta tra eserciti nelle trincee. Essa ci è stata dichiarata da una parte del mondo islamico, anche se questa parte non è ben delimitata, vista la confusione in cui versa lo scenario internazionale e dello stesso mondo islamico.

E’ una guerra combattuta nella rete (che viene usata per reclutare terroristi) e da piccoli gruppi (che però sono coordinati) i quali compiono attentati in varie parti del mondo. Questi gruppi sono formati da gente che non ha rispetto per la vita, visto che si fa ammazzare facendosi esplodere.

L’Italia che fa? A me sembra che il presidente del Consiglio Matteo Renzi stia prendendo la cosa sottogamba. Egli dice (addirittura) di "taggare i terroristi" e che il "terrorismo va sconfitto con la cultura". Ironicamente, dico che stando così le cose dovremmo leggere qualche libro ai terroristi. Forse, questo li farà addormentare. Mi sembra che Renzi non stia prendendo seriamente la cosa. A Parigi dice di essere con Hollande nella lotta contro il terrorismo ma poi non dà nessun contributo. Inoltre il premier ci ha esposti al terrorismo, facendo entrare ogni genere di immigrato clandestino. Qui in Italia c’è chi dice: "Noi non rischiamo!". Chi dice così non ha capito niente.

E’ vero che qui in Italia non c’è una presenza islamica strutturata e numericamente forte come c’è in Paesi tipo Francia, Germania e Regno Unito. Però è anche vero che qui si è permesso di costruire le moschee senza regole e senza neppure chiedere la tracciabilità dei finanziamenti di esse. Non è stato creato neppure un "albo degli imam" con cui si chiedono garanzie sulla loro formazione. Anche questo ci espone a rischi.