Siria, Onu: la paralisi e l’impossibilità di agire

A decidere se e quando i missili americani cadranno sulla Siria di Assad saranno il Congresso degli Stati Uniti e il presidente Barack Obama, dopo qualche consultazione con gli alleati e un G20 bollente sul dossier siriano. Delle Nazioni Unite nemmeno l’ombra, a parte le scontate dichiarazioni di Mosca e Pechino sulla necessita’ di una decisione da parte del Consiglio di Sicurezza e le generiche aspettative di Ban ki Moon riguardo ai risultati delle indagini degli ispettori Onu sull’uso di armi chimiche. Su molti punti della situazione siriana c’e’ ancora incertezza ma purtroppo di una cosa si puo’ essere sicuri: il mondo si appresta ad assistere alla sconfitta, l’ennesima, del Palazzo di Vetro. E se la storia dei Caschi Blu e’ costellata di missioni finite male o mai iniziate per i veti incrociati dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, il G20 che si e’ aperto questa mattina a San Pietroburgo sembra suonare il requiem per l’Onu.

Come scrive oggi il New York Times, se i leader riuniti a San Pietroburgo decideranno di appoggiare la decisione Usa di attaccare il regime di Bashar al Assad il ruolo del Consiglio di sicurezza dell’Onu sarebbe solo quello di ratificare la decisione. Ma la cosa piu’ probabile e’ che i leader del G20 non daranno il loro assenso all’azione militare. E anche in questo caso il Consiglio di sicurezza "non avra’ alcuna chance" di produrre un risultato differente. D’altra parte le macchie sugli interventi di peace-keeping sono tante da far temere che l’Onu sia amaramente avviato verso la sorte della Societa’ delle Nazioni.

Il fallimento piu’ grande e’ forse quello dell’Unamir, creata nel ’93 per placare le tensioni in Ruanda tra hutu e tutsi e paralizzata da confuse, forse volutamente, regole d’ingaggio, che non riusci’ ad evitare il genocidio interetnico che provoco’ un milione di morti. Ma l’Europa ricorda con ancor piu’ orrore la strage di Srebrenica, nel luglio ’95, quando 8.372 musulmani bosniaci furono massacrati dalle truppe del serbo Ratko Mladic nella citta’ che era teoricamente protetta da 600 caschi blu olandesi. Nel ’94 si concluse ingloriosamente anche Restore Hope, missione "ibrida" Usa/Onu iniziata nel ’92 per stabilizzare l’anarchia della Somalia: in America e in Italia fu drammatica la eco della "battaglia di Mogadiscio" – ottobre 1993 – quando morirono 3 italiani e 18 americani. Ma i veti incrociati e gli interventismi nazionali hanno impedito anche molti tentativi dell’Onu. L’ultima in ordine di tempo e’ l’umiliazione del Palazzo di Vetro in Libia, spiazzato dalla fuga in avanti della Francia. Ora la prospettiva potrebbe essere ancora piu’ surreale. Se occorrera’ aspettare il 16 settembre, come ha anticipato la leader democratica della House Nancy Pelosi, per il voto sui raid, le bombe Usa potrebbero raggiungere la Siria negli stessi giorni dello svolgimento, a New York, dell’Assemblea generale. Improbabile, ma il rischio e’ quello dell’ultima beffa.