Scelta Civica, Monti: patto Pd-PdL per rafforzare Letta o lasciamo

Italian Premier Mario Monti delivers his speech during a meeting on World Economy in Cernobbio, Italy, Sunday Sept. 9, 2012. Mario Monti on Saturday proposed a special European summit to confront growing populism in the face of the continent's financial crisis. "We are in a dangerous phase," Monti said on the sidelines of the Ambrosetti Forum on Lake Como after meeting with European Union Council President Herman van Rompuy. (AP Photo/Giuseppe Aresu)

Bisogna rafforzare il governo con un patto di coalizione, per impedire che Pd e Pdl lo facciano galleggiare in una campagna elettorale "estenuante". Altrimenti le ragioni della nostra presenza nella maggioranza verrebbero meno. L’intento e’ quello di puntellare l’esecutivo Letta, ma per farlo Mario Monti usa lo stesso strumento per cui biasima Silvio Berlusconi: la minaccia.

Nel suo intervento di chiusura della festa di Scelta Civica, il professore conferma l’intenzione di non "collocare" il suo partito ne’ a destra, ne’ a sinistra. Gelando cosi’ Casini che da Chianciano propone a montiani e centristi di Pd e Pdl di far nascere un nuovo soggetto politico che si ispiri al popolarismo europeo. "Decideremo democraticamente", ma "serenamente" senza essere "ossessionati" dalla fretta di schierarsi, scandisce l’ex premier dal palco di Caorle, punzecchiando quanti dentro Sc continuano a premere per risolvere il nodo delle alleanze.

"La nostra collocazione – li frena Monti – e’ gia’ definita" nella formula impressa nel trattato di Lisbona che afferma come l’Ue debba essere un’ "economia sociale di mercato competitiva". Il faro da seguire, avverte, e’ quello, non alleanze con partiti che, peraltro, non hanno "modelli culturali" chiari.

Strategia condivisa da Mario Mauro: "Chi vuole farci diventare il cagnolino di compagnia di Pd o Pdl non fa il bene" di Scelta Civica. Anche se, aggiunge il ministro della Difesa facendo capire quale esito preferirebbe, "nel Pd passano dal centralismo democratico al centralismo carismatico, ma senza affrontare i problemi". Sul fronte europeo, pero’, Mauro sostiene che una collocazione naturale Sc ce l’ha, ed e’ quella del Ppe. Ma anche su questo il professore frena, ricordando che spettera’ al partito decidere, senza cercare "coperture di vergogne interne al di fuori di noi stessi".

Quanto al governo, il professore ritorna su una posizione gia’ espressa prima dell’estate: serve un cambio di passo che impedisca a Letta di rimanere impantanato nella palude di una campagna elettorale "permanente" destinata a logorare i conti pubblici e qualsiasi speranza di ripresa. E’ convinto che Berlusconi non stacchera’ la spina ed evitera’ al Paese una pericolosa crisi di governo, ma sottolinea anche di non essere "interessato" ad un esecutivo che "avesse solo il sostegno tattico di Pd e Pdl".

Per risolvere i problemi del Paese serve una "strategia duratura" ed in particolare un "patto di coalizione". Ipotesi sulla quale, assicura, Letta si e’ detto d’accordo. Questa, aggiunge sapendo bene che i voti di Sc non sono comunque indispensabili al governo, e una "condizione della nostra permanenza in maggioranza". Ovviamente, come ricorda il capogruppo dei senatori Gianluca Susta sono parole che non vanno "strumentalizzate" contro il governo. Anzi, come ricorda lo stesso Monti, l’obiettivo e’ semmai quello di "rafforzare" Letta. L’intento del professore appare chiaro: incalzare l’esecutivo. "Perche’ noi", a differenza di chi "ricatta" l’esecutivo, siamo "moderati" ma vogliamo riforme "radicali". Anche a costo di inimicarci i "cosiddetti salotti buoni" dell’economia italiana che certo non hanno apprezzato alcune misure varate un anno fa, a cominciare dal divieto di "incroci" nei Cda di banche e assicurazioni.