Riforme, sarà davvero la volta buona? – di Giorgio Brignola

Il 2015 resterà, comunque vada, un anno da ricordare per la sofferenza socio/politica che l’ha caratterizzato. A oggi, i senza lavoro evidenziano ancora una percentuale a due cifre e il debito pubblico in percentuale al Prodotto Interno Lordo (PIL) è + 125%. Con questi parametri, non si può scrivere che il Paese sia in “ripresa”.  

La realtà, che è quella che conta, evidenzia una situazione ancora tutta da focalizzare e la politica attuale non aiuta. L’Esecutivo resta una realtà renziana; ma non ci sono segnali che possano, concretamente, farci sperare per un anno migliore. Le questioni italiane, oggi complicate da un quadro internazionale da brivido, ci sono sempre tutte. Se ne discute, ma nessuno è stato ancora in grado di contenerne gli effetti negativi.

A nostro avviso, manca ancora un programma per garantire una ripresa che non sia solo temporanea o settoriale. Scrivere che, comunque, anche il poco è meglio del niente stona in uno Stato stellato. Chi potrebbe modificare la tendenza ancora ci sfugge, lo abbiamo cercato, con diligente attenzione, ma non lo abbiamo trovato. La politica nazionale è una catena che coinvolge tutti e non esclude nessuno. Ancora una volta, dobbiamo far conto sulle percentuali che, per loro natura, non indicano la cura, né le cause della recessione. Oggi solo frenata, ma non eliminata. Da noi, purtroppo, ci sono ancora tanti “tasselli” da sistemare e soddisfare le esigenze di una nazione non è facile. Non riconoscerlo sarebbe ingiusto.

L’attuale maggioranza non ha la forza per garantire le grandi riforme. Indispensabili per, poi, far “marciare” le piccole. Sotto questo profilo, ogni altro tentativo sarebbe vano o, comunque, non in grado di ridare fiducia a un’economia che non è ancora riuscita a decollare. Di lavoro per tutti, in Italia, non ce n’è mai stato. Ora langue anche quello che ritenevamo “sicuro”.

I provvedimenti agevolativi sull’occupazione sono stati varati; ma gli effetti restano a lenta evoluzione. Mentre le necessità continuano a essere immediate. In alcuni casi, irrinunciabili. Una volta tanto, sarebbe opportuno agire per “essere”, più che “sembrare”. Le apparenze non smuovono l’opinione pubblica e le necessità, piccole o grandi, non possono essere accantonate. Adesso c’è da puntare sul 2016 che dovrebbe essere l’anno delle riforme istituzionali a tutto campo. Sarà la volta buona? Per ora, l’interrogativo rimane senza risposta.