Riforme, Renzi: il tempo delle chiacchiere è finito (VIDEO)

"Martedì è diventata legge la norma sui reati ambientali, per la prima volta nella storia della Repubblica. E pensare che è un impegno che avevo preso nella mia prima uscita da segretario del PD durante una visita nella terra dei fuochi. Un’altra firma che si aggiunge a quelle messe in calce alle tante riforme portate a compimento in un anno: la legge elettorale, il bonus bebé, il divorzio breve, gli 80 euro, l’autoriciclaggio, gli accordi con la Svizzera e il Vaticano, la legge sulla cooperazione internazionale e quella sulle province, il Jobs act, la fatturazione elettronica, la dichiarazione precompilata, la custodia cautelare, la responsabilità civile dei magistrati, l’antiterrorismo, il taglio dell’Irap e della bolletta, la nuova Sabatini, la declassificazione degli atti coperti da segreto di Stato, lo Sblocca Italia e la riforma delle popolari. Da ieri finalmente è legge l’Anticorruzione. E va tenuto presente che hanno già superato la prima lettura molte altre riforme attese da anni, dalla PA alla scuola, fino alle riforme costituzionali e al terzo settore. Ormai credo sia chiaro a tutti che il tempo delle chiacchiere è finito". Lo afferma il presidente del Consiglio Matteo Renzi in una lunga intervista al Mattino.

Sulla riforma delle intercettazioni aggiunge: "Sono d’accordo con Legnini. Giugno è il mese in cui affronteremo anche questo tema. Però vorrei essere chiaro su due punti: è sacrosanto che un magistrato possa intercettare tutto ciò che è utile per contrastare la criminalità. E la libertà di stampa non è un optional, ma il cardine di un sistema civile e democratico. Detto questo, discutiamo. E decidiamo".

SCUOLA Riforma della scuola: "Su questa riforma non abbiamo fatto il prendere o lasciare, su cui abbiamo inchiodato tutti durante la discussione della legge elettorale. È però un buon passo in avanti, nella direzione della qualità, del merito, delle pari opportunità (non dimentichiamo che riformiamo anche il diritto allo studio, dando una mano agli studenti meno abbienti). Quanto agli spazi di miglioramento del testo, io credo che il Senato farà un buon lavoro. Anche sui due punti della valutazione e del dirigente scolastico c’è spazio per discutere. Non è un testo blindato. Ma la riforma sarà legge e ci aiuterà a rimettere la scuola al centro della nostra comunità. Più soldi per i professori, più autonomia, più continuità educativa, più qualità. E’ il primo passo, ma è un buon passo".

REGIONALI Per quanto riguarda la elezioni regionali in Campania: "Il Presidente del Consiglio dei Ministri è neutrale. Lavoreremo con Caldoro, lavoreremo con De Luca. Noi siamo persone serie, che vogliono bene all’Italia e che non credono che la politica sia una guerra civile come in questi vent’anni. Noi rispettiamo gli avversari politici. Vale qui come in Veneto, in Liguria, in Puglia, ovunque. Il segretario nazionale del Pd invece è schierato con grande convinzione a fianco di Enzo De Luca".

"De Luca – prosegue Renzi – ha vinto le primarie dopo aver fatto il Sindaco con la determinazione che tutti gli riconoscono e che ha oggettivamente trasformato Salerno. Io oggi vado a Salerno per vedere cose concrete: il cantiere di un asilo nido nella città del sud che ha il miglior sistema di asili nido, con medie europee. Il centro di compostaggio che fa di Salerno una terra all’avanguardia sull’ambiente, altro che ecoballe. Il porto turistico. De Luca potrà essere criticato per un profilo molto deciso, diciamo così. Ma non ho mai sentito nessuno intellettualmente onesto negare che sia stato un sindaco straordinario, che Salerno sia stata resa più pulita e più bella, che i cantieri siano stati sbloccati".

Di che cosa ha bisogno la Campania? “Secondo me di un sindaco che faccia funzionare le cose. Credo che Enzo possa essere il sindaco della Campania, quello che sblocca i cantieri, quello che lavora con un governo tosto a risolvere i problemi fermi da anni. Ecco perché faccio campagna elettorale al suo fianco".

E sui discussi nomi di candidati nelle liste civiche Renzi precisa: "Nel Pd non ci sono impresentabili. Punto. Alcune liste di sostegno hanno nomi che non voterei mai, l’ho già detto. Non è così solo per De Luca, non è così solo in Campania. Ma il Pd ha fatto pulizia e non solo per le regionali. Penso a Giugliano, penso a Ercolano. Forse in alcuni comuni rischiamo di perdere avendo cambiato candidati discussi. Naturalmente rispetteremo il messaggio dei cittadini. Leggere a dieci giorni dal voto dirigenti nazionali del Pd attaccare De Luca sulle tv nazionali non mi fa arrabbiare, mi fa sorridere. Magari sono gli stessi dirigenti nazionali che vennero in processione qui per chiedere a De Luca di sostenere Bersani alle primarie2012: allora non erano impresentabili quei voti. Magari sono gli stessi dirigenti nazionali nelle cui mani De Luca ha giurato come vice ministro nel 2013. L’ultima volta che ho messo piede a Salerno non c’era Enzo ad accogliermi: ero candidato alle primarie e persi in modo netto quella sfida. Ma in un partito si sta con queste regole: rispettando le scelte altrui. Chi oggi dentro il Pd attacca De Luca in campagna elettorale, o addirittura si schiera con Caldoro, utilizza la questione degli impresentabili per nascondere il vero tema: qui si sceglie il presidente della Regione. E sarà uno dei due, De Luca o Caldoro. Tutto il resto è un diversivo per regolare conti di politica nazionale. Facciano pure. Ma i campani devono scegliere il loro presidente e hanno due nomi, secchi, nessuna terza via".

Sul fronte delle elezioni regionali comunque "per il Governo non cambia nulla". "Votano sette regioni e tra gli uscenti ci sono 4 presidenti di regione che sono contro di me: Zaia, Caldoro, Vendola e Spacca. Nella quinta regione, la Liguria, una parte del Pd ha rotto le regole delle primarie non riconoscendo il risultato e provando a farci perdere. Dunque sono elezioni difficili, ma credo sinceramente che andranno molto bene e i dati che abbiamo sono molto buoni. Da quando sono segretario abbiamo già recuperato quattro regioni alla destra: Piemonte, Calabria, Sardegna, Abruzzo. Se qualcuno del Pd vuole cambiare linea al partito deve vincere il congresso, non basta perdere la Liguria. Anche perché se perdiamo la Liguria, non vince Fassina: vincono Berlusconi e Toti. C’è una sinistra riformista, che prova a vincere. E una sinistra masochista, che punta a far vincere gli altri".

MEZZOGIORNO "L’Italia è ripartita, il Mezzogiorno non ancora. E questo significa che noi dobbiamo fare di più, che io debbo fare di più". "Abbiamo da spendere quasi dieci miliardi di euro di fondi europei nelle regioni del Mezzogiorno: dobbiamo farlo meglio del passato. Anche perché – diciamo la verità – peggio sarebbe difficile, se non impossibile". "Non credo a strategie complicate di politica industriale, credo semplicemente alla realizzazione dei progetti bloccati. Domani si inaugura un nuovo pezzo di metropolitana della capitale del Sud, Napoli. Bene, sia un simbolo della ripartenza. Abbiamo almeno una decina di ghiotte occasioni: ci sono 600 milioni per la messa in sicurezza idrogeologica. Abbiamo Bagnoli su cui abbiamo perso troppo tempo anche noi e adesso aspettiamo soltanto l’elezione del nuovo Presidente della Regione. Napoli Est è un’altra chance da non buttare. Su Pompei siamo ripartiti molto bene e sono fiero di essere tornato sulla prima pagina dei giornali stranieri, non per i crolli ma perché stiamo spendendo l’arretrato bloccato. Ma la scommessa culturale è solo ai primi passi e dalla Reggia di Caserta a Ercolano abbiamo tutte le carte in regola per un grande investimento di sistema".

Secondo Renzi "il Sud presenta meravigliose storie di innovazione, esperienze di start up tra le più interessanti a livello europeo, ma dobbiamo fare l’ultimo miglio, spiegando che la lotta alla criminalità, la lotta alla burocrazia, la lotta alla rassegnazione producono risultati concreti. E non si fa con i discorsi, non si fa con i convegni: si fa con progetti che smettono di essere chiacchiere e diventano cantieri".

"Ci sono i cento milioni per i lavori sul porto di Napoli, gli 850 milioni per l’edilizia scolastica, i 4 miliardi per la Napoli-Bari, il polo irpino di innovazione che ho visitato a novembre, l’agroalimentare, le risorse sul turismo – prosegue il premier -. La politica industriale che manca è la capacità di implementare le scelte e realizzare finalmente i progetti bloccati. In un anno abbiamo fatto ripartire le riforme e non ci credeva nessuno. Adesso la priorità è liberare il Mezzogiorno dalla paura che non cambi nulla. Su questa partita ci giochiamo la credibilità, l’occupazione non solo giovanile e soprattutto la crescita dei prossimi tre anni. Sono pronto a spendere tutta la mia energia perché la macchina finalmente si rimetta in moto". E aggiunge che "per attrarre nuovi investimenti devi ridurre ancora le tasse e assicurare infrastrutture tradizionali e tecnologiche di primaria qualità: ecco perché l’operazione banda ultra larga non è un giocattolino da addetti ai lavori ma è per noi centrale. E devi valorizzare il capitale umano, partendo da esperienze che già funzionano: l’Istituto tecnico Righi è uno dei migliori in Italia ed è la dimostrazione che la buona scuola esiste già. Forme innovative di alternanza scuola lavoro – come quelle previste dalla riforma della scuola aiuteranno sempre di più".

IMMIGRAZIONE Si parla anche dell’emergenza immigrazione. "Francia e Spagna pongono il problema di come gestire le quote, non rinunciano a essere solidali. Bene, entriamo nel merito. Discutiamo. L’importante è che non ci prendiamo in giro: questa discussione non è una discussione sui dettagli. La domanda che io pongo ai miei colleghi europei: l’Europa ha un’anima o è solo un club di burocrati? Perché, davanti a centinaia di morti ammazzati chiusi a chiave in una stiva da scafisti-schiavisti, pensare di chiudere gli occhi è infame". "Non consentiremo a nessuno di passare al successivo punto dell’ordine del giorno facendo finta che sia tutta fiction. Anche per questo ho dato indicazioni alla Marina Militare di andare a recuperare il barcone con i cadaveri. Perché l’Europa deve vedere, non può nascondere la propria coscienza a 380 metri di profondità. E perché quelle nostre sorelle, quei nostri fratelli hanno diritto ad avere una tomba, una sepoltura: rappresento un Paese che ha secoli di civiltà sulle spalle, non li baratto per un pugno di voti leghisti".