Referendum, Renzi: partita ancora aperta, ragionare nel merito

“Non nego che qualcuno possa votare contro di me, ma penso che sia un referendum sul futuro dei nostri figli, quindi nel merito si deve capire se si può votare Sì”

La partita che riguarda il referendum costituzionale è ancora aperta. Lo dice Matteo Renzi ospite a Radio popolare. Il premier spiega: “I dati che vedo sono molto simili, c’è una parte che ha già deciso come andare a votare e una parte che non ha deciso perche’ non e’ informata o non e’ convinta e il 50% che ancora non ha deciso è pazzesco, nel senso che e’ un numero impressionante. C’e’ una grande possibilità, è evidente che la partita e’ aperta”.

Secondo il capo del governo “i cittadini hanno voglia di capire come funziona la vita quotidiana, non che fra 9 settimane andranno a votare, poi quando si arrivera’ alla decisione finale crescera’ l’attenzione”, ha aggiunto.

Il no in vantaggio nei sondaggi? “I partiti che appoggiano la riforma stanno oggi intorno al 35% e gli altri al 65%, se stiamo al 50% pari allora abbiamo recuperato molto; se 1 su 2 non ha deciso e se nel merito delle domande l’80% e’ favorevole alle cose che proponiamo evidentemente va creato un clima in cui si entra nel merito senza personalizzare, errore che ho detto di avere fatto all’inizio mentre altri perseverano per motivi di parte perche’ e’ interesse buttarla sul governo. Non nego che qualcuno possa votare contro di me, ma penso che sia un referendum sul futuro dei nostri figli, quindi nel merito si deve capire se si puo’ votare Sì”.

Sulla legge elettorale, “è meno importante della riforma costituzionale, per cui se serve cambiarla si cambia. Ma non decido io a cosa dire di si’ e di no. E’ una scelta che fa il Parlamento. Ma non si dica che la legge elettorale vigente, che e’ simile a quella per i sindaci, e’ antidemocratica. Non c’e’ un solo cittadino in Italia che pensa che la legge elettorale abbia questa importanza. E’ importante per i politici. Tutta la discussione sulla legge elettorale nasce dalla comprensibile esigenza della classe dirigente di capire quale futuro gli si prospetta”.

Renzi torna poi a parlare del ponte sullo Stretto, che in ogni caso “non è una priorità. L’ho sempre detto. Dopo di che il dire di no perche’ l’ha detto Berlusconi mi fa scappare un sorriso”. “Fatico a cogliere il legame tra il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari e il ponte sullo stretto. Per me prima vengono la banda larga, l’edilizia scolastica, la Salerno Reggio Calabria, le ferrovie in Sicilia, i viadotti in Sicilia, tutti gli interventi sul dissesto idrogeologico. Quando si e’ chiuso questo pacchetto – aggiunge il premier – mi dovete spiegare perche’ un collegamento che permette di avere l’alta velocita’ da Napoli a Palermo non si possa fare, un’opera che costa 3 miliardi di euro e invece si possa fare il tunnel del Brennero, la Torino-Lione… Ricordiamoci che se il ponte non andrà in porto dovremo pagare delle penali”.