Quando Benito difendeva gli italiani all’estero. Oggi? Gli stranieri in Patria siamo noi

Nei primi anni del ‘900 gli emigrati italiani erano spesso vittime di persecuzioni da parte dei popoli che lo ospitavano, e talvolta reagivano. Benito Mussolini il 20 settembre 1920, in un discorso a Trieste, affermava: “C’è chi si vergogna se gli emigranti italiani distribuiscono qualche generosa coltellata, ma tutto questo è un modo molto brillante di dimostrare che gli italiani non sono vigliacchi né rammolliti e che hanno il mezzo di difendere l’italianità quando i consoli non sanno difenderla”.

Questo accadeva un secolo fa. Oggi, invece, qualche italiano spara a immigrati extracomunitari. Per difendersi da rapine o stupri. I soliti buonisti sprecano litri di saliva per difendere gli stranieri, senza però pensare che oggi sono gli italiani – di fatto – ad essere stranieri in Patria. Qualche generosa pallottola – direbbe Benito – da parte dei cittadini, dimostra che gli italiani non sono rammolliti e sanno bene come difendere la propria terra, i propri commerci, la propria gente. I propri diritti.

Se qualcuno ha qualche dubbio su questo ragionamento, non dimentichi che noi gli immigrati qui li trattiamo di lusso. In molti casi, ancor meglio degli stessi italiani. I nostri emigranti, invece, oltre confine li prendevano a pedate. Così, giusto per ricordarlo.

Se un padre dà una coltellata per difendere la propria figlia, è un delinquente? Se un uomo dà una coltellata per difendere la propria donna, è un delinquente? Chi è sotto attacco, oggi? Non siamo noi italiani, vittime di una invasione senza freni?

Gli italiani emigravano per vera fame, non volevano esportare culture, imporre le proprie tradizioni, non pretendevano né case né sussidi né avevano la sanità gratis. Ora chi entra in Italia sembra che abbia più diritti di tutti noi. E questa storia deve finire una volta per tutte. (RF)

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