Primarie per il futuro del centrodestra – di Marco Zacchera

Si accennava la scorsa settimana alla necessità di elezioni “primarie” ad ogni livello per ricompattare e dare credibilità a un rinnovato schieramento politico. E’ un punto fondamentale perché un pregio ma anche difetto del centro-destra è da sempre l’estrema frammentazione delle opinioni. C’è chi è federalista e chi statalista, chi è pro o contro Garibaldi, chi cattolico o agnostico, liberista o sociale, pro o contro le province, i sindacati o la Confindustria, chi tifa Israele o per i palestinesi.

State sicuri che se mettete tre persone di destra insieme avranno già fondato due partiti perché l’individualismo è in fondo l’anima di chi per definizione non si sente aggregato in un gregge.

MA PER SILVIO LE PRIMARIE SONO INUTILI: GUARDA IL VIDEO

Questo individualismo è sicuramente una forza, ma anche una grande debolezza del nostro schieramento perché alla fine rallenta ogni forma di coalizione e di governo, il recente passato ne è dolorosa conferma. Renzi piace spesso a destra anche perché decide (o fa finta di farlo) e comunque mostra i muscoli contro dissidenti interni e sindacati.

L’importanza delle elezioni primarie a tutti i livelli sarebbe una grande novità perché legittimerebbe chi viene scelto rappresentando la sintesi della maggioranza di chi lo appoggia. Vale per la leadership nazionale come i candidati a sindaco, dentro e fuori i partiti. L’importante, però, è che sia sottoscritto un patto prima di giocare la partita e poi venga mantenuto: chi perde deve accettare il risultato e dare comunque una mano al vincitore perché se ciascun perdente va poi per conto suo siamo daccapo e la coalizione perde comunque.

Le primarie sono un metodo di scelta “dal basso” e l’unico modo (anche con un ballottaggio tra i più votati se non vince nessuno) per legittimare un “capo” in cui ritrovarsi ad immagine della coalizione. Deve valere per tutti, siano Berlusconi, Salvini, Fitto o la Meloni: il centro-destra deve poter tornare a riferirsi a un leader che per vincere deve avere la sensibilità di capire anche quella degli altri. Se non abbiamo il coraggio di percorrere questa strada non ci sarà mai ricambio, non saranno pronte nuove leve, non ci sarà mai dibattito “vero” e alla fine saremo sempre perdenti.

*già deputato PdL, ex sindaco di Verbania