Pd, Veltroni: schiacciante vittoria Renzi, ora subito legge elettorale

In una intervista al Mattino, alla luce della vittoria di Matteo Renzi alla primarie del Pd, Walter Veltroni limita l’azione del governo Letta alla necessaria riforma della legge elettorale, ma poi non intravede all’orizzonte altro che una sfida in cui il naturale candidato premier del Pd sia proprio il suo segretario: "Prima di andare a nuove elezioni serve una legge elettorale. Dunque per ora la priorità a mio avviso è mettere mano alla riforma elettorale: non si può mandare il Paese alle urne con il proporzionale e bisognerà fare di tutto per cambiare la legge. Ecco dunque che sarà fondamentale la stabilità per il governo delle larghe intese: compito non proprio facile visto che da quanto affermano sia Forza Italia, sia il Movimento Cinque Stelle il clima in Parlamento è destinato ad essere molto teso". E aggiunge: "La riforma elettorale è essenziale. Se si va al voto con il vecchio proporzionale l’Italia non la ripigliamo più. Perché sarebbe la vittoria della frantumazione. E al giorno d’oggi non esistono più grandi partiti come la Democrazia cristiana e il Partito comunista. Sarebbe la fine".

"Giunge un messaggio da non sottovalutare: la gente del Pd vuole confrontarsi e far giungere la propria voce in questo momento così difficile e caotico", commenta Veltroni, che spiega che dal vincitore Matteo Renzi si aspetta dei "segni inequivocabili, per un partito davvero unito e capace di fare innovazione. Mi immagino che Matteo sappia valorizzare le tante energie finora rimaste inoperose in attesa di essere finalmente protagoniste del cammino di trasformazione, nel segno del rispetto del pluralismo".

L’ex leader del Pd non minimizza però il rischio delle correnti: "A suo tempo io rimasi vittima delle correnti. Spero che Renzi davvero ce la faccia: il compito non è facile". E aggiunge: "Penso ad un partito aperto e unito, che sappia valorizzare le proprie fonti d’ispirazione. E che sappia trarre profitto anche dal confronto che c’è stato in queste settimane. Ribadisco: le primarie sono uno strumento prezioso. Tanto più all’interno di un sistema bipolare e a vocazione maggioritaria. Non è un caso se il segretario sia di fatto il candidato alla guida del governo. Ed è questo il partito democratico che, come espressione di una maggioranza popolare e riformista, dev’essere pronto a sostenere l’azione del governo verso il cambiamento". E conclude: "Si parla del 70%. Non posso immaginare che la sinistra nel Pd conti appena il 30%. Dunque, non esiste nessun timore. Piuttosto, all’interno del Pd e del centrosinistra c’è un confronto realizzato con passione, c’è una discussione che a volte può essere anche vivace: mi ricordo che è stato così anche quando fu scelto Prodi alla leadership e poi quando sono stato eletto segretario".