Matteo Renzi si gioca l’osso del collo sulle riforme. Ma i rischi, avverte il segretario nell’assemblea serale con i deputati, non sono solo i suoi: "Il passaggio di oggi e’ decisivo, senza riforme la legislatura rischia", alza il tiro il rottamatore davanti alle critiche e ai dubbi della minoranza sulla riforma elettorale che oggi hanno portato alle dimissioni di Gianni Cuperlo dalla presidenza. Non si annunciava semplice la riunione dei deputati alla Camera alla vigilia della presentazione del testo di legge di riforma elettorale atteso per domani mattina. E cosi’ e’ stato.
Il capogruppo bersaniano Roberto Speranza, riconfermato da Renzi, ha cercato in avvio di riunione di tenere bassi i toni, invitando tutti a "cambiare fase" in nome dell’unita’ del partito dopo "10 mesi difficili". E anche Renzi nel suo intervento ha cercato di prevenire le critiche di eccesso di decisionismo, facendo presente che "se e’ troppo vederci ogni settimana, se vi stresso, ditemelo…". Ma il leader non ha alcuna intenzione di perdere la sua prima e decisiva sfida: portare a casa entro le europee una nuova legge elettorale e il primo via libera sul superamento del bicameralismo.
Due punti per Renzi sono irrinunciabili: il premio di maggioranza e il ballottaggio, per il resto se riuscite a migliorare la riforma, se siete piu’ bravi di me vi lascio la sedia…". Un’apertura secondo il bersaniano Alfredo D’Attorre, pronto a presentare emendamenti correttivi. Ma siccome per il sindaco di Firenze la proposta si tiene insieme cosi’, avverte che la posta in gioco e’ altissima non solo per lui: "Se falliamo noi falliscono tutti, se riusciamo noi cambia l’Italia", sprona rincarando che "se non si infila la prima, tutto puo’ succedere e non e’ un ricatto ma una considerazione". Allusione che riapre nel Pd scenari di voto anticipato nonostante il rottamatore porti proprio l’intesa sulle riforme come prova che non "trama" contro il premier Enrico Letta.
Il presidente del Consiglio e’ assente stasera all’assemblea mentre in passato aveva partecipato, come anche alle direzioni. Ma il momento e’ delicato e con Renzi Letta preferisce parlarci a tu per tu. Chi, invece, coglie l’occasione dell’assemblea per mettere i puntini sulle i e’ la minoranza del partito, che ieri in direzione aveva lasciato la parola a Cuperlo. "Mi sarei aspettato – afferma Stefano Fassina – che il segretario avrebbe chiesto a Cuperlo di ritirare le dimissioni. Non si possono archiviare cosi’, credo ci sia un problema di democrazia interna". Un attacco al quale si associa D’Attorre mentre Rosy Bindi preferisce restare nel merito chiedendo di alzare la soglia al 38. "Vai tu a parlare con Berlusconi", punge Renzi che ha messo in conto di aver perso consensi incontrando il Cav "ma non misuro i risultati dai sondaggi". "Proprio a me mi ci vuoi mandare?", ribatte Rosy Bindi, che con Berlusconi in passato ha gia’ piu’ volte incrociato le armi.
































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