Pd, Fassina: o si cambia la riforma della scuola o me ne vado

"Sono pronto a lasciare il Pd se non cambia radicalmente la riforma della scuola". Lo ribadisce Stefano Fassina in una intervista a Repubblica. "Dopo il Jobs Act e le questioni istituzionali – sottolinea l’esponente della miranza Pd – il Pd si è riposizionato, in modo da accreditarsi a destra", "uno non se lo dice davanti allo specchio che è di sinistra. Neanche il ripescaggio della simbologia storica – mi riferisco al brand delle feste dell’Unità – copre lo spostamento, meglio il riposizionamento di cultura politica, di programma e di interessi rappresentati. E gli esempi sono tanti. Innanzitutto il lavoro. Quando Renzi è venuto a presentare la delega-lavoro in aula ha motivato l’intervento con il paradigma dell’apartheid, che scarica sui lavoratori con qualche residua tutela il problema della disoccupazione e della mancata crescita”.

Per Fassina “è il paradigma introdotto da Reagan. C’è poi il disegno plebiscitario, imposto con il voto di fiducia sull’Italicum: uno sfregio al Dna costituzionale del Pd. Con una mano inoltre si danno 80 euro a chi ha un lavoro, con l’altra si riprendono con tagli al welfare locale. L’atteggiamento di ottusa arroganza nei confronti dello sciopero di 618 mila lavoratori della scuola è l’ultimo esempio di un premier che colpisce sistematicamente gli interessi economici e sociali rappresentati dalla sinistra per accreditarsi a destra".