Il Brasile si conferma uno dei mercati più promettenti per l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Oggi nel Paese sudamericano operano oltre 1.100 aziende italiane, un dato in costante crescita che testimonia il rafforzamento dei rapporti economici tra Roma e Brasilia e il crescente interesse del Made in Italy verso una delle principali economie mondiali.
A fotografare questa tendenza è un approfondimento pubblicato da L’Economia del Corriere della Sera, che raccoglie l’analisi di Graziano Messana, fondatore di Gm Ventures, società specializzata nell’accompagnare le imprese italiane nel processo di ingresso e sviluppo sul mercato brasiliano.
Secondo Messana, vent’anni fa le aziende italiane presenti in Brasile erano circa 800. Oggi hanno superato quota 1.100 e la crescita potrebbe accelerare ulteriormente nel prossimo decennio.
“Entro dieci anni mi aspetto che arrivino in Brasile altre 300 aziende italiane”, afferma l’imprenditore, che nel corso degli anni ha seguito operazioni di espansione e acquisizione per importanti gruppi italiani, contribuendo all’ingresso nel mercato brasiliano di marchi e realtà industriali di primo piano.
L’effetto dell’accordo UE-Mercosur
A spingere questa nuova fase di crescita potrebbe essere soprattutto l’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur, considerato da molti osservatori una svolta strategica per gli scambi economici tra Europa e America Latina.
Le opportunità appaiono particolarmente rilevanti per quei comparti nei quali l’Italia vanta una leadership internazionale, a partire dalla meccanica, dall’automazione industriale e dalle tecnologie avanzate.
La progressiva riduzione dei dazi doganali consentirà infatti alle aziende brasiliane di importare con maggiore facilità macchinari e tecnologie europee, creando nuove occasioni di business per le imprese italiane specializzate nella produzione industriale.
Tecnologia e terre rare: nuove frontiere per il Made in Italy
Tra i settori che potrebbero registrare la crescita più significativa figurano anche quelli legati alle materie prime strategiche e all’innovazione tecnologica.
Il Brasile dispone infatti di importanti riserve di minerali e terre rare, risorse fondamentali per la produzione di microchip, batterie e sistemi di intelligenza artificiale. Un patrimonio naturale che potrebbe attirare investimenti e competenze provenienti dall’Europa.


























