Antonio Iachini, coordinatore del MAIE per le Americhe ed esperto del Ministero degli Affari Esteri in seno al CGIE, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, è una delle figure più attive nel panorama dell’associazionismo e della rappresentanza degli italiani nel mondo.
Imprenditore italo-venezuelano, profondo conoscitore delle dinamiche della comunità italiana in Sud America, Iachini porta avanti un lavoro politico, culturale e istituzionale che guarda al futuro delle nuove generazioni della diaspora italiana.
In questa intervista, a colloquio con ItaliaChiamaItalia.it affronta i temi centrali legati ai diritti degli italiani all’estero, alla cittadinanza, ai servizi consolari, al ruolo del MAIE e alla situazione del Venezuela, dove la comunità italiana continua a rappresentare una presenza viva, dinamica e profondamente radicata.
Antonio Iachini, coordinatore del MAIE per le Americhe ed esperto del Ministero degli Affari Esteri in seno al CGIE: quale responsabilità comporta questo duplice ruolo?
«È una responsabilità enorme, ma anche un’opportunità straordinaria di complementarità. Come coordinatore del MAIE per le Americhe – Nord, Centro e Sud – il mio lavoro è prettamente politico e associativo: essere presente sul territorio, ascoltare le comunità e coordinare una rete che unisce l’intero continente.
Come esperto del MAECI presso il CGIE, invece, il mio ruolo diventa strategico e consultivo, con una visione globale. Questo duplice incarico mi consente di fungere da canale di trasmissione diretta: raccolgo le istanze reali e quotidiane dei cittadini sul campo e le traduco in proposte concrete e analisi di alto livello nelle sedi istituzionali di Roma».

Quale lavoro sta portando avanti come coordinatore del MAIE Americhe? Quali saranno le prossime iniziative?
«Stiamo promuovendo una profonda riorganizzazione e il rafforzamento dell’intera struttura del MAIE nel continente americano. L’obiettivo è costruire una rete sempre più capillare e interconnessa, capace di superare i vecchi confini locali.
Le prossime iniziative si concentreranno su due pilastri fondamentali: la ferma difesa del diritto alla cittadinanza e la digitalizzazione dell’associazionismo. Intendiamo raggiungere i connazionali ovunque si trovino, offrendo canali di comunicazione diretti e consolidando le strutture territoriali del MAIE, affinché siano pronte a sostenere i cittadini nelle loro battaglie quotidiane per l’efficienza dei servizi».

Cosa distingue il MAIE dagli altri partiti politici italiani presenti all’estero?
La differenza è genetica. Il MAIE non è un partito tradizionale nato a Roma, che si ricorda degli italiani all’estero soltanto durante le campagne elettorali per raccogliere voti. Il MAIE è un movimento associativo nato all’estero, fatto da italiani all’estero e per gli italiani all’estero.
Non rispondiamo agli interessi delle cupole romane né a dinamiche politiche nazionali che nulla hanno a che vedere con la diaspora. La nostra unica agenda è la tutela delle comunità italiane nel mondo. Per noi l’identità italiana non è negoziabile: si onora, si trasmette e si difende.

Quali sono oggi le principali istanze che giungono dagli italiani residenti nelle Americhe?
Le richieste ruotano attorno a tre concetti chiave: diritti, efficienza e connessione. I cittadini chiedono con forza la semplificazione burocratica e il miglioramento dei servizi consolari, che in molte aree geografiche continuano a risentire di gravi ritardi.
Chiedono inoltre la salvaguardia della cittadinanza iure sanguinis di fronte ai continui tentativi di limitarla. Vi è infine una forte domanda di inclusione culturale e di opportunità economiche, soprattutto da parte delle nuove generazioni, che desiderano mantenere un legame produttivo e professionale con l’Italia.
Si parla spesso degli italiani all’estero soltanto durante le campagne elettorali. A suo giudizio, cosa manca ancora alla politica italiana per valorizzare davvero questa straordinaria risorsa?
Manca una visione d’insieme e di lungo periodo. Troppo spesso a Roma le comunità all’estero vengono percepite come un costo o come un semplice serbatoio di voti. Si tratta di un errore strategico colossale.
Gli oltre sette milioni di italiani all’estero, insieme a decine di milioni di oriundi, rappresentano il più grande patrimonio geopolitico, economico e culturale che l’Italia possieda nel mondo: sono i primi ambasciatori del Made in Italy e della nostra cultura.
Manca la capacità di integrare stabilmente questa risorsa nelle politiche di sviluppo del Sistema Italia, creando canali di scambio permanenti e non episodici.
Cittadinanza, servizi consolari, giovani emigrati: qual è oggi la priorità assoluta per gli italiani all’estero?
Sono temi strettamente interconnessi, ma se devo indicare una priorità assoluta direi la costruzione di ponti d’argento tra le generazioni.
Dobbiamo modernizzare i servizi consolari e difendere il diritto alla cittadinanza non come esercizio nostalgico, bensì come strumento fondamentale per connetterci con la Generazione Z e con i giovani della diaspora.
Se non digitalizziamo i servizi e non rendiamo la cultura italiana – dalla grande tradizione lirica al pop contemporaneo, fino alle opportunità tecnologiche – attrattiva per i nostri giovani all’estero, rischiamo di interrompere la trasmissione dell’identità italiana nel mondo. I giovani rappresentano il futuro della nostra presenza globale.

Quali segnali positivi intravede per il futuro del Venezuela?
Il segnale più forte arriva dall’energia della gente e, in particolare, delle nuove generazioni. Esiste una forte propensione verso il digitale, l’imprenditorialità e la creatività.
Guardando alla nostra comunità, un segnale straordinariamente positivo è rappresentato dalla vitalità culturale: la lingua e la cultura italiana in Venezuela non si sono affievolite nel tempo.
La straordinaria risposta del pubblico giovane alle iniziative promosse in sinergia con l’Istituto Italiano di Cultura di Caracas e la Società Dante Alighieri del Venezuela dimostra che esiste un interesse enorme per l’Italia e un entusiasmo che lascia intravedere un grande futuro per i rapporti bilaterali.

Quale messaggio vuole rivolgere oggi agli italiani residenti in Venezuela e, più in generale, ai connazionali all’estero?
Il mio messaggio è di profondo orgoglio e unità: non siete soli. L’Italia non si definisce unicamente entro i suoi confini geografici europei. L’Italia è viva ovunque ci sia un cuore che batte in italiano, dove le nostre tradizioni vengono mantenute vive e dove si continua a lavorare con il nostro ingegno. Continuerò a impegnarmi ogni giorno a Roma, sia all’interno del MAIE sia nel mio ruolo di esperto del Ministero presso il CGIE, affinché la vostra voce venga ascoltata, i vostri diritti tutelati e il vostro potenziale pienamente valorizzato. Siamo un’unica grande nazione globale.



























