Napolitano e gli avvisi di garanzia ai sottosegretari Pd – di Leonardo Cecca

Tutto si può dire su Napolitano tranne che non sia un Capo di Stato tutto d’un pezzo e coerente fino al midollo al  suo "credo" comunista. Non una parola attualmente ha detto circa i quattro neoeletti sottosegretari del Pd, raggiunti da avvisi di garanzia. E’ vero, avere nel portafogli un avviso di garanzia non significa aver commesso degli illeciti, ma questa convinzione dovrebbe valere per tutti e non solo per gli esponenti del Pd. Vabbè, c’è da sostenere un governo rattoppato per salvare i comunisti ed i postcomunisti e, pertanto, sia Renzi che Napolitano hanno sorvolato su una "banale" questioncina di carattere morale oppure, non c’è da escluderlo, da parte del Capo dello Stato c’è stata una semplice svista.

Particolare curioso, giorni or sono un sottosegretario di area centro-destra è stato "convinto", per una pura questione morale, a rassegnare le dimissioni. D’altra parte Napolitano è soggetto a tali clamorose sviste: senza proferire parola, accettò nel 2006 la nomina di Pecoraro Scanio a Ministro dell’ambiente, proprio quel Pecoraro Scanio che pochi mesi prima, durante i funerali di Stato dei  militari morti a Nassiriya, fu protagonista, insieme al Presidente dell’Emilia Romagna Errani, guarda caso esponente della sinistra, di una stomachevole scena: risate e pacche sulle spalle a pochi passi dai parenti delle vittime.

Ormai tutto quello che viene dalla sinistra, anche se deplorevole oltre ogni limite, deve essere accettato in quanto politicamente corretto e/o al massimo, se proprio da voltastomaco, trascurabile.