Montanari e Disneyland Beni Culturali, ‘Le pietre e il popolo’

In tempi di disastri, approssimazioni, ignoranza e presunzione, che vanno in genere d’accordo, e che sembrano voler distruggere non solo la nostra immagine di Paese, ma anche realta’ e storia d’Italia, un libro integralista come questo dello storico dell’arte Tommaso Montanari e’ una necessaria boccata di aria fresca. Certo le obiezioni non mancheranno, specie sul come fare a trovare fondi perche’ tutto non crolli, in particolare in un momento di crisi grave, e non cosi’ transitoria, come questo.

Non sara’ un caso quindi che questo pamphlet contro la retorica del Bello che copre lo sfruttamento delle citta’ d’arte e vorrebbe restituirne ai cittadini l’arte e la storia, come recita il sottotitolo, inizi con Siena, infettata dalla gestione del Monte dei Paschi: ‘L’enorme quantita’ di quattrini che MPS faceva piovere sui buoni e sui cattivi ha portato a una degenerazione in cui non contavano piu’ le qualita’ del progetto, o la qualita’ delle persone, ma l’affiliazione e la spartizione’. Cosi’ Montanari denuncia come l’Opera Metropolitana del Duomo abbia ceduto un ramo dell’azienda (quello che si occupa di accoglienza, marketing e iniziative culturali) ai privati (una societa’ controllata da Civita) per soli 42 mila euro, e come L’Ospedale museo di Santa Maria della Scala, su cui da decenni ci sono importanti progetti firmati Brandi e Previtali, sia stato ridotto a uno scatolone per eventi e mostre.

Eventi e mostre sono un altro dei suoi bersagli, a cominciare da quelle varie organizzate a Roma sul Rinascimento per arrivare a quelle caravaggesche promosse dalla Sovrintendenza, come quella che ‘ha strappato quasi 40 opere dagli altari veri, che ancora le accolgono nelle chiese, per essere esibite a Palazzo Venezia, rimontate su finti altari di finto marmo… Nel 2011 le chiese di Roma erano dunque ridotte a un colabrodo, anche perche’ quello di Palazzo Venezia non e’ l’unico luna-park in attivita”. Il problema e’ che Montanari ci richiama un integrita’ e purezza di visione che e’ ineludibile nel momento in cui una confusione (potremmo dire creata ad arte?) rischia di finire per far equiparare iniziative meno folli con altre che sono enormi castronerie. E in queste pagine ci viene ricordato tutto, dalla pista di sci alta 60 metri proposta per il Circo Massimo, davanti al Palatino, al sindaco di Firenze che ha ‘trivellato gli affreschi cinquecenteschi che ornano la piu’ grande sala civica del suo palazzo comunale per tentare di trovare un ‘capolavoro’ perduto che possa alimentare mito personale e diventare feticcio di un super-marketing turistico’ (il riferimento e’ alla leonardesca, mitica Battaglia di Anghiari).

Il palazzo comunale e’ poi uno dei simboli centrali per Montanari: ‘per secoli, anzi millenni, la forma dello Stato, la forma dell’etica, la forma della civilta’ stessa si sono definite e si sono riconosciute nella forma dei luoghi pubblici… Le piazze, le chiese, i palazzi civici italiani sono belli perche’ sono nati per essere di tutti: la loro funzione era permettere ai cittadini di incontrarsi su un piano di parita” (da qui la difesa del Patrimonio dell’art. 9 della Costituzione). Ora invece il valore civico e’ stato negato in favore della rendita economica, cosi’ che ‘a essere distrutta e’ in primo luogo la cittadinanza come condzione morale, intellettuale, politica’. ‘Le pietre e il popolo’ passa in rassegna situazioni di tutte le citta’ d’arte, da Venezia all’Aquila, da Milano a Napoli, e si tratta di una lettura comunque rigeneratrice, come lo e’ sempre una dose di sanna e giusta indignazione, anche se alla fine ci mostra un quadro disperante che rispecchia nella situazione, privatizzazione e trasformazione in Disneyland del nostro patrimonio il grave degrado della vita sociale e politica che stiamo attraversando.