Mafia, Lombardia: in manette genero e figlia di Vittorio Mangano

Un’organizzazione criminale di stampo mafioso attiva in Lombardia e’ stata individuata e arrestata. Otto le persone arrestate dalla Squadra mobile di Milano, tra cui anche il genero e la figlia di Vittorio Mangano, condannato per omicidio e considerato il collegamento con la mafia siciliana e considerato da Paolo Borsellino una sorta di "chiave" del riciclaggio di denaro sporco in Lombardia.

Nel corso dell’operazione sono state eseguite perquisizioni a societa’ cooperative che mediante false fatturazioni e sfruttamento di manodopera hanno realizzato profitti in nero dal 2007. L’operazione ha evidenziato un grosso flusso di denaro che serviva per mantenere latitanti ma che veniva anche investito in nuove attivita’ imprenditoriali, infiltrando ulteriormente, quindi, l’economia lombarda.

LA SCHEDA Vittorio Mangano, al vertice del mandamento di Pagliarelli, e’ deceduto agli arresti domiciliari nel luglio del 2000. Entra come un ciclone nelle cronache giudiziarie quando si scopre che l’esponente di Cosa Nostra lavora come ‘stalliere’ (in realta’ e’ un amministratore) nella villa di Arcore (Milano), assunto da Silvio Berlusconi cui l’ha presentato Marcello Dell’Utri. Cinzia Mangano, sua figlia, e il genero, Enrico Di Grusa, secondo le risultanze della Dda avrebbero "raccolto la sua eredita’ criminale" aiutati da Giuseppe Porto, uomo di fiducia a Milano. Vittorio Mangano era gia’ stato tre volte in carcere, nel ’67 era stato diffidato come ”persona pericolosa”, poi era finito sotto inchiesta per reati che vanno dalla ricettazione alla tentata estorsione e nel ’72 era stato fermato in auto con un mafioso trafficante di droga. A Marcello Dell’Utri, secondo le risultanze processuali, l’aveva raccomandato Gaetano Cina’, imparentato per tramite della moglie con due boss allora seduti nella ‘cupola’ di Cosa nostra, Bontade e Teresi. La Digos di Milano scrive in un rapporto del 1984 che Mangano resto’ ad Arcore due anni, durante i quali fu arrestato altre due volte per scontare condanne per truffa, possesso di un coltello e ricettazione. L’allora imprenditore e futuro presidente del consiglio, lasciava affidata a lui la sicurezza della villa e dei suoi figli piccoli, che Mangano accompagnava personalmente a scuola. Mangano lascio’ Arcore nel 1976, ma continuo’ a gravitare su Milano, dove curava un traffico di droga per conto della mafia per il quale verra’ arrestato nel 1980 e condannato. Tra il 1999 ed il 2000 avra’ ben quattro condanne dai giudici di Palermo: una all’ergastolo per duplice omicidio, altre due per mafia ed estorsione ed ancora una per traffico di droga.