Portare in Italia un milione di turisti delle radici a partire dal 2028. È questo il traguardo indicato dal ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, intervenuto agli Stati Generali della Cultura nell’ambito delle iniziative legate alla candidatura della canzone napoletana a Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’Unesco.
Secondo Mazzi, la valorizzazione delle tradizioni culturali italiane può trasformarsi in un potente strumento di promozione internazionale, capace di rafforzare il legame tra l’Italia e le milioni di persone che nel mondo vantano origini italiane.
“L’obiettivo è portare un milione di turisti delle radici in Italia”, ha dichiarato il ministro, sottolineando il ruolo strategico degli italodiscendenti per la crescita del settore turistico nazionale.
Un patrimonio di 80 milioni di italodiscendenti
Il bacino potenziale a cui guarda il Ministero del Turismo è enorme. Secondo le stime, nel mondo vivono circa 80 milioni di italodiscendenti: uomini e donne che, pur essendo nati e cresciuti all’estero, continuano a mantenere un forte legame affettivo, culturale e identitario con l’Italia e con i territori da cui partirono i loro antenati.
Molti di loro non parlano più l’italiano, ma conservano tradizioni, usanze e perfino espressioni dialettali tramandate di generazione in generazione. Un patrimonio umano e culturale che rappresenta una straordinaria opportunità per il Paese.
Un turismo che valorizza borghi e territori
Per il ministro Mazzi, il turismo delle radici non è soltanto un fenomeno culturale, ma anche una leva economica di grande valore.
Gli italodiscendenti che scelgono di visitare l’Italia tendono infatti a privilegiare i piccoli centri e i borghi d’origine delle proprie famiglie, contribuendo così alla valorizzazione di territori spesso esclusi dai grandi circuiti turistici.
Si tratta inoltre di viaggiatori che mediamente soggiornano più a lungo rispetto ai turisti tradizionali. “Un italodiscendente resta in Italia circa dieci giorni, contro i due o tre giorni del turista medio”, ha evidenziato Mazzi.
Un dato che si traduce in maggiori ricadute economiche per le comunità locali, con benefici per strutture ricettive, ristorazione, commercio e servizi.
La sfida della destagionalizzazione
Tra gli aspetti più interessanti del turismo delle radici c’è anche la capacità di distribuire i flussi turistici durante tutto l’anno.
Molti italodiscendenti, infatti, organizzano il proprio viaggio in periodi diversi dall’alta stagione estiva, contribuendo alla destagionalizzazione e favorendo uno sviluppo più equilibrato del turismo italiano.
Per questo il Governo considera il settore una delle direttrici strategiche della propria azione, in stretta collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, le Regioni, i Comuni e le comunità italiane all’estero.
Un ponte tra l’Italia e i suoi figli nel mondo
Il turismo delle radici rappresenta molto più di un semplice viaggio. È un percorso di riscoperta delle proprie origini, della storia familiare e dell’identità culturale.
Per milioni di italodiscendenti sparsi nei cinque continenti, tornare nei luoghi da cui partirono nonni e bisnonni significa ricostruire un legame profondo con l’Italia. Ed è proprio su questo patrimonio di memoria, appartenenza e affetto che il Governo punta per raggiungere l’ambizioso obiettivo di un milione di arrivi entro il 2028.































