Vorrei che in Italia ci fosse un’informazione più completa e più corretta, separando sempre i fatti dalle opinioni. Ma poi bisogna intervenire, almeno sui casi più eclatanti.
Per esempio, la Procura di Milano ha testualmente dichiarato per il “caso Minetti” che: “Dagli accertamenti svolti risulta che i fatti riportati nelle notizie di stampa e dalle quali ha tratto origine un supplemento di verifiche non corrispondono al vero”.
Ergo, il “Fatto Quotidiano” ha raccontato balle (oltre 50 articoli fondati sul nulla, ripresi poi da tutta la stampa italiana), e le richieste del PD (vedi la Serracchiani) e del M5S per le dimissioni di Nordio non avevano alcun senso. Anche Ranucci a Report e la Berlinguer a CartaBianca hanno raccontato pettegolezzi e non verità.
Da iscritto all’Ordine dei giornalisti mi chiedo perché l’Ordine non sia ancora intervenuto con un atto formale di censura, perché non si può diffamare impunemente tutti (tra l’altro anche il Presidente della Repubblica) senza pagarne le conseguenze.
Anche in politica estera servirebbe ben più trasparenza. Per esempio, della situazione di Gaza non parla praticamente più nessuno, così come del drone (russo?) caduto la scorsa settimana sulla Romania. Titoli da pre-guerra, NATO mobilitata, dichiarazioni di fuoco, ma era poi davvero russo quel drone o no, oppure “dirottato” dall’Ucraina? Mai una risposta chiara.
Sarà pura coincidenza, ma poche ore dopo – con toni isterici d’allarme – è stato chiuso l’aeroporto di Monaco di Baviera per un “possibile drone russo” che però nessuno ha visto, intercettato, abbattuto o confermato. Era già successo in Norvegia, a Bruxelles, a Copenaghen, a Francoforte e su altri aeroporti tedeschi: non saranno gli UFO?
Perché altrimenti appare strano che qualcosa parta dalla Russia e sorvoli la Germania e mezza Europa senza che se ne accorga nessuno, oppure è solo una guerra psicologica per “costruire” un nemico, angosciare l’opinione pubblica e giustificare nuove spese militari?
Sono esempi, ma ogni giorno c’è un tema che viene lanciato e poi presto sparisce, si dissolve, lasciando il lettore o l’ascoltatore incerto sulla sua verità.
P.S. A proposito di indipendenza televisiva, Enrico Mentana ha convenuto e confermato (e sembrava perfino compiaciuto) che sì, La7 è diventata formalmente una rete di opposizione al governo. Meno male che almeno c’è stata un po’ di chiarezza, ma la stessa chiarezza servirebbe anche sui fondi per la gestione del resto dell’impero editoriale di Cairo (padrone di La7 come del Corriere della Sera e di tante altre testate), per il quale — “par condicio”! — si dovrebbe usare lo stesso metro di indagine e di giudizio che valeva per Silvio Berlusconi.































