Mafia Capitale, parla il sindaco di Roma Marino: ‘stiamo facendo pulizia’

Ignazio Marino, sindaco di Roma, in una intervista al Fatto, il giorno dopo la nuova ondata di arresti nell’inchiesta su Roma Capitale, spiega: “Appena insediato pretesi la visita degli ispettori della Guardia di finanza in Campidoglio, per aprire tutti i libri dell’epoca del mio predecessore Gianni Alemanno. Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni disse che non era una procedura ordinaria. I finanzieri sono rimasti qui sei mesi producendo un libro di oltre duecento pagine, servito anche alla Procura. Ci siamo dati delle regole e i soprusi che hanno determinato gli arresti del Mondo di mezzo non potranno più accadere. Le ‘somme urgenze’ per gli appalti ora si contano sulle dita di una mano e le commissioni che valutano sono sorteggiate, non più nominate".

Secondo il sindaco di Roma sciogliere il Comune per mafia "sarebbe un enorme favore alle mafie. Comunque, assolutamente no. Sono mormorii di chi non conosce la legge. I Comuni si sciolgono quando c’è un controllo dei clan che riescono a infiltrare i vertici delle amministrazioni. Siamo all’opposto, queste figure (il riferimento è all’ex assessore Daniele Ozzimo, un altro degli arrestati ieri, ndr) si contrapponevano alla mia politica, cercando di contrastare l’azione di questa amministrazione. Detto questo, la spinta a volermi cacciare continua, ma andiamo avanti".

Ricordando la sua battaglia a novembre contro la nomina di Mirko Coratti a vicesindaco, ieri arrestato, commenta: "Come dicono nei partiti io di politica non capisco nulla. Aggiungo io che, però, capisco qualcosa di esseri umani. Sempre io ho chiesto le dimissioni di Franco Panzironi (l’ex ad di Ama, anche lui arrestato il 2 dicembre, ndr) e dell’intero cda di Assicurazioni Roma. Credo di aver fatto bene anche ad assumere i poteri del municipio di Ostia (l’ex minisindaco Andrea Tassone è stato arrestato ieri, ndr). E credo di aver fatto benissimo a consegnare le deleghe alla legalità ad Alfonso Sabella".

Sul commissariamento del Pd romano con Matteo Orfini dice: "E’ il presidente nazionale del partito, non credo che sia sbagliato di per sé affidare la patata bollente a chi conosce bene il tema, mi pare stia lavorando bene. Ma non sono mai stato un gran frequentatore della segreteria del Pd e forse ho sbagliato. Insomma, questa domanda la girerei a Renzi. Però, adesso, a Roma è chiaro: si sta dalla parte della legalità o dalla parte delle mafie".

"Mi sono candidato per cambiare Roma e la sto cambiando. Siamo aiutati da un chirurgo sapiente, il procuratore capo Giuseppe Pignatone, che col bisturi sta eliminando un pericoloso ascesso. Vengo contrastato da più parti dal primo giorno. Anche dal mio partito, che non ha compreso forse tutti gli sforzi compiuti".

Marino commenta l’intercettazione a Salvatore Buzzi, il re delle cooperative romane, il quale dice riferendosi al sindaco: "Se resta sindaco altri tre anni e mezzo, con il mio amico capogruppo ci mangiamo Roma": "Qui c’è un capogruppo del Pd controllato da un individuo in carcere al 41 bis. Sarebbe ingiusta una mia valutazione, ma non c’è dubbio che fa parte di quell’aggressione nei miei confronti, in atto dal primo giorno in cui sono entrato al Campidoglio. Ho trovato una città che non aveva un bilancio ed era gestita come una piccola merceria. Tornavo a casa la sera e mi chiedevo: ‘A chi sto dando fastidio?’. Adesso è tutto molto chiaro".

Marino rinnova l’apertura ai 5stelle: "Mai chiuso la porta. Massima stima. Hanno sempre detto di no, obbedendo agli ordini di chi sta a Genova e Milano e non a Roma, ma sarei felice di una loro assunzione di responsabilità in questa fase di cambiamento".