Se penso a quante volte ho sentito amici e colleghi dare per morto Silvio Berlusconi mi viene da ridere. Esponenti politici di caratura nazionale, giornalisti blasonati, soliti veggenti dei miei stivali, fino a poco tempo fa erano tutti pronti a giurare sulla propria madre che il Cavaliere fosse ormai pronto per essere seppellito: "vedrai", mi dicevano, "questa volta è davvero la sua fine". Si sbagliavano, sbagliano da anni. Si sono sbagliati sempre.
Dare per morto Silvio Berlusconi è sempre assai rischioso e si finisce per fare magra figura, perché si dimostra così facendo di non avere imparato davvero a conoscere l’uomo, di non sapere interpretare quella parte di opinione pubblica che cambia canale quando si trova sul monitor del proprio televisore Giovanni Floris, che ha la nausea quando sente parlare Michele Santoro, che diventa verde di rabbia quando è costretta a pagare con i propri soldi persone come Fabio Fazio o Luciana Littizzetto.
Quando l’uomo di Arcore è entrato nella sede nazionale del Pd, ho goduto. Non da giornalista, non da uomo di parte: ma da cittadino italiano. Finalmente, anche grazie alla nuova sinistra targata Matteo Renzi, il Caimano veniva ricevuto – con tutti gli onori del caso – in quella che fino al giorno prima per lui poteva essere paragonata alla fossa dei leoni. Invece Silvio lì dentro ci è andato per discutere di riforme, insieme al leader del maggior partito avversario. Renzi e Berlusconi si sono seduti al tavolo e, in "profonda sintonia", hanno trovato un accordo su alcuni punti importanti di cui si discute da tanto, troppo tempo: legge elettorale, riforma del titolo V della Costituzione, Senato – con la fine del bicameralismo perfetto.
Berlusconi è come l’omino della Duracell: la sua carica energetica dura di più, molto di più. Tanto da lasciare tutti, ogni volta, senza parole. Di fatto, quelli che lo davano morto fino all’altro giorno, come per magia hanno perso la parola. Il Cavaliere, invece, continua a essere il fulcro della politica italiana: Renzi ha scelto lui come primo interlocutore, perché sa che è ancora lui il leader del centrodestra, è ancora Silvio ad avere i voti e a poter rappresentare davvero il popolo dei moderati italiani. E’ un riconoscimento, da parte del sindaco-segretario, di enorme importanza. Del resto, era chiaro: una volta diventato Renzi segretario del Pd, nulla sarebbe più stato lo stesso. In questi giorni, stiamo assistendo alla prova del nove.
































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