"Oggi siamo arrivati alla caricatura delle ragioni e dei valori della destra come le intendevo io e, con me, Alleanza Nazionale", "in questo Paese non c’è più un partito di destra, di una destra repubblicana, europeista, aperta sulle questioni dei diritti civili e dell’immigrazione". Così Gianfranco Fini, in una intervista a Repubblica, in occasione del ventennale della assemblea fondativa, il 22 gennaio 1994, dei Circoli di Alleanza Nazionale, il primo atto costituente del nuovo partito che nascerà l’anno dopo a Fiuggi.
L’ex leader di An ed ex presidente della Camera An ribadisce che l’alleanza con il Pdl è stato il suo "errore capitale": "Non ho capito che la confluenza di An dentro il Pdl avrebbe innescato in Berlusconi l’abbandono di ogni mediazione. Io sono il Capo, io decido e chi non è d’accordo lo caccio… Il Pdl doveva essere una risposta al Pd di Veltroni. E’ stato un fallimento". E aggiunge: "Mi chiedo cosa ne penserebbero, di questa politica, Enrico Berlinguer e Giorgio Almirante".
Rievoca quindi quanto accadde 20 anni fa: "Ricordo il fervore, l’entusiasmo, l’ottimismo di quel periodo. Eravamo convinti di poter superare la complessità dei problemi. Erano cadute le pregiudiziali sul Msi. Venivamo dal ’93, anno formidabile in cui la destra missina aveva incassato risultati straordinari alle amministrative, io a Roma, la Mussolini a Napoli e poi la vittoria di nostri sindaci a Chieti, Benevento, Latina, a Cerignola, patria di Di Vittorio. Fu chiaro a me, e alla classe dirigente di allora, Pinuccio Tatarella in testa, che si era creato uno spazio politico elettorale per la destra. Un’intuizione che fu anche di Domenico Fisichella, non missino, cui va il merito di aver teorizzato le ragioni della svolta. Non si trattava di fare il restyling al Msi ma di elaborare una piattaforma di valori e programmi che segnasse una discontinuità l’anno dopo, a Fiuggi, arrivò lo strappo storico con il giudizio sul fascismo — volevamo un partito aperto alla società e a quel ceto politico, soprattutto democristiano, ma non solo, rimasto travolto dal crollo della Dc".
Secondo Fini An "fu il tentativo, con luci e ombre, di fondare una destra repubblicana che si riconoscesse senza ambiguità nei valori fondanti della Costituzione, recidendo il legame storico che il Msi aveva con il fascismo. Dirò meglio: passammo, anche in ragione del cambio della legge elettorale, dalla volontà missina di alternativa al sistema alla volontà di An di governare il Paese attraverso una politica di alleanze e in forza del consenso elettorale".
Oggi – ribadisce Fini – la destra "che intendevo io, aperta sulle questioni di fondo, europeista, non c’è. Però vedo con sorpresa che, su integrazione e diritti civili, l’enfant prodige della politica, Matteo Renzi, dice le stesse cose che dicevo io anni fa, ma non perché io sia diventato di sinistra e lui di destra, semplicemente perché le vecchie etichette vanno superate. Destra non significa fare la campagna per uscire dall’euro ma battersi per una politica monetaria comune, destra significa etica della responsabilità e cultura della legalità, niente di più lontano dalle leggi ad personam e dal berlusconismo".
































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