Letta, giù fisco per accelerare ripresa: ma servono 10 miliardi

Bastano due passaggi del discorso di Enrico Letta per tranquillizzare gli ‘alleati’ e far saltare contestualmente 6 miliardi di entrate: 4 nel caso in cui si cancellasse l’Imu sulla prima casa e 2 per il mancato aumento dell’Iva ordinaria che scatterebbe viceversa a luglio. Ma – sottolinea il premier chiedendo la fiducia a Montecitorio – ‘non c’e’ piu’ tempo’ e bisogna intervenire. Annunci salutati con favore anche dalle imprese, perche’ ‘vanno nella giusta direzione per ridare fiducia a imprenditore e famiglie’, come sottolinea Carlo Sangalli, presidente di Rete Imprese Italia. Questo breve passaggio, lo stop dei pagamenti Imu a giugno, viene particolarmente enfatizzato e commentato dai capannelli a Montecitorio. I piu’ esperti fanno i conti a spanne sulle intenzioni del nuovo esecutivo: la cifra minima che esce e’ di 10 miliardi tondi. Quello piu’ corposo e’ proprio lo stop all’Imu: se si trattasse della sola prima rata mancherebbero 2 miliardi, se fosse tutta l’imposta sulla prima casa 4 miliardi. E se poi, come insiste il Pdl, si andasse anche alla restituzione di quanto versato nel 2012 sarebbero 8 miliardi. Ma Letta per il momento parla di ‘revisione’ dell’imposta. Quindi si vedra’.

Il neo premier si impegna anche sull’Iva: evitare l’aumento costera’ 2 miliardi gia’ a bilancio. Quindi anche li’ bisognera’ capire come coprire l’intervento. E anche la Tares ‘preme’: fermarla costerebbe 1 miliardo. E poi c’e’ da fare i conti con il lavoro. Letta parla di alleggerirne il peso fiscale ma non e’ chiaro di quanto: quello che e’ chiaro e’ che una pressione ai livelli di quella attuale e’ il primo ostacolo, insieme alla burocrazia, alla creazione di nuovi posti. Ma la lista nel suo intervento e’ lunga (dagli interventi per le ristrutturazioni al lavoro dei giovani) e insomma alla fine e’ ipotizzabile a breve, prima dell’estate, un intervento (non manovra, perche’ il pareggio di bilancio e’ gia’ assicurato dagli interventi di Monti) da minimo 10 miliardi. E le risorse? Anche Letta guarda alla ‘montagna’ dell’evasione (120 miliardi l’anno): ‘basta sacrifici per i soliti noti: questo significa ferrea lotta all’evasione, ma senza che la parola Equitalia faccia venire i brividi alla gente’.

Insomma non poche grane per il neoministro all’Economia, Fabrizio Saccomanni non a caso gia’ al lavoro a via XX Settembre e che, come il premier, ha piu’ volte condiviso l’esigenza di ridurre il peso del fisco per far partire la ripresa. Da inquilino di Via Nazionale, Saccomanni ha sottolineato la necessita’ di una riallocazione del carico fiscale, con la riduzione delle imposte su lavoro e imprese, finanziata con fondi che arrivano dalla riduzione delle spese improduttive e, appunto, dall’evasione e, come dichiarato in passato, ‘caricando le quote’ piu’ alte di reddito e ricchezza del Paese’. Una soluzione che pero’ deve trovare l’accordo di tutte le forze politiche che siedono al governo. Lo stesso Saccomanni, in passato, non ha mai chiuso la posta alle dimissioni del patrimonio pubblico, ma ha sempre sottolineato che bisogna valutare come utilizzare le risorse che possono essere utilizzate dalle privatizzazioni, da convogliare immediatamente alla riduzione del debito. Molte quindi sono le incognite e molte ‘le difficolta’ legate alle risorse di bilancio’, ammette lo stesso Letta. Con un problema enorme all’orizzonte che si chiama debito pubblico. Ma ora dopo la premessa bisogna ‘fare’ la crescita appunto. Il tutto con un occhio verso Bruxelles, che sta allentando il cordone del rigore: ‘nelle sedi europee – dice – individueremo le strategie per arrivare alla crescita senza compromettere il risanamento della finanza pubblica’.