Il caso di Paolo Camellini, detenuto in Kenya
Restano forti interrogativi sul caso di Paolo Camellini, l’artigiano italiano di 53 anni in carcere in Kenya dal febbraio 2022, a seguito di una denuncia presentata dall’ex moglie.
In attesa della sentenza definitiva, dopo una condanna in appello a trent’anni di reclusione, la famiglia continua a chiedere chiarezza su un procedimento giudiziario che ritiene controverso.
“Provato ma lucido”: il racconto del fratello
A parlare è il fratello Mauro Camellini, che in un’intervista ha raccontato di aver recentemente incontrato Paolo nel carcere di Kisumu.
“L’ho visto provato, ma lucido”, ha dichiarato, descrivendo le condizioni del familiare dopo oltre due anni di detenzione.
I dubbi sul procedimento giudiziario
Secondo la famiglia, il processo avviato nel distretto di Kisumu avrebbe presentato criticità fin dalle fasi iniziali.
Le udienze preliminari si sarebbero susseguite rapidamente, ma con decisioni che – secondo quanto riferito – avrebbero lasciato spazio a dubbi sulla completezza della valutazione degli elementi.
“Non sempre abbiamo avuto la sensazione che tutti gli aspetti rilevanti siano stati considerati in modo approfondito”, ha spiegato Mauro Camellini, sottolineando come alcuni accertamenti, a loro avviso, non siano stati adeguatamente sviluppati.
Il ruolo dell’ambasciata italiana
Nel corso della visita in Kenya, il fratello ha avuto modo di incontrare anche l’ambasciatore italiano Vincenzo Del Monaco.
Un confronto che, secondo quanto riferito, ha lasciato sensazioni positive: “Ho avuto buone impressioni e a breve l’ambasciatore incontrerà mio fratello”, ha aggiunto.
Attesa per la sentenza definitiva
Il caso resta ora in attesa della decisione finale, mentre la famiglia continua a seguire da vicino l’evoluzione giudiziaria, chiedendo attenzione e trasparenza su una vicenda che coinvolge un cittadino italiano detenuto all’estero.































