Italiani all’estero, se i patronati prendono il posto dei consolati – di Barbara Laurenzi

Roma – La convenzione proposta dai deputati Pd, in base alla quale i patronati dovrebbero fornire i servizi lasciati scoperti dalla chiusura dei consolati, servirebbe solo a dare trasparenza a quanto, di fatto, accade già da anni nella realtà. È unanime la risposta dei deputati eletti all’estero, così come è sulla stessa linea d’onda la replica al settimanale Panorama, che ha pubblicato nelle scorse settimane un articolo di denuncia sulle irregolarità nel funzionamento di alcuni patronati.

L’articolo apparso sul settimanale Panorama è fatto di inesattezze e grossolanità, oltre a contenere veri e propri errori rispetto al funzionamento di un ente che in molti, purtroppo, non conoscono”. Non usa giri di parole Fabio Porta, deputato Pd eletto in Sud America. “Tutto questo è ancora più grave perché le denunce vengono da un ex funzionario che avrà vissuto proprio grazie a tutte queste inesattezze che oggi desidera ‘denunciare’. Chi vive in America sa molto bene che i pensionati italiani, spesso, non sono nati in Italia”.

“Inoltre, chi conosce i patronati sa che non sono solo i pensionati a rivolgersi a loro – aggiunge l’onorevole Porta -. La convezione che abbiamo sostenuto con la Camera serve a dare trasparenza a quello che i patronati fanno già per sostenere i cittadini. Poi, se alcuni desiderano sollevare il solito polverone all’italiana dove tutto quello che noi facciamo nel mondo deve diventare per forza cattivo, facciano pure”.

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Se gli si ricorda che i patronati non sono neutri come i consolati ma, al contrario, sono stati spesso parte attiva delle campagne elettorali appoggiando l’uno o l’altro candidato, Porta risponde che “intorno alle campagne elettorali ci sono le associazioni, gli enti e tutto il mondo del terzo settore. In Italia esiste il principio della sussidiarietà ed esistono strutture italiane all’estero che, essendo parte attiva della vita sociale, sono poi naturalmente coinvolte anche nella vita politica”.

“Non vedo questo scandalo – conclude Porta – nel fatto che i patronati siano parte del sistema della democrazia. Mi pare invece che qualcuno vorrebbe gli italiani nel mondo avulsi da qualsiasi realtà, senza patronati, senza associazioni e senza organismi propri. Tutto questo equivale a dire di abolire il voto estero con la scusa di evitare le commistioni politiche”.

D’accordo con il giudizio di Porta sul servizio di Panorama anche Laura Garavini, deputata dem eletta in Europa. “Reputo che l’articolo presenti diversi errori. Inoltre, vorrei sottolineare che laddove qualcuno, anche un giornalista, sia al corrente di scorrettezze, che potrebbero esserci, le deve denunciare. Deve farlo, però, presentando una denuncia vera e propria, non con un articolo pieno di errori o falsità, altrimenti viene da pensare che ci sia un sentimento di malafede. Con questo atteggiamento si rischia di ledere la fama di istituzioni importanti come i patronati, che svolgono un lavoro di cui beneficiano tutte le nostre comunità”.

L’onorevole Garavini parla di “illazioni e falsità” anche se le si fa presente che i patronati prendono parte alle campagne elettorali e che molti dei parlamentari eletti all’estero provengono proprio da quel mondo, dove hanno spesso ricoperto incarichi dirigenziali. “Non è vero che i patronati siano coinvolti nelle campagne elettorali e il fatto che alcuni singoli operatori si siano candidati è nella natura dei fatti” risponde la deputata.

“È naturale che chi operi professionalmente a favore della comunità poi possa far sfociare la propria esperienza nell’attività politica, sono entrambi ruoli che richiedono la voglia di mettersi al servizio della comunità. Il fatto che alcuni di noi abbiano alle spalle un’esperienza all’interno dei patronati non è una colpa ma qualcosa di positivo, perché significa semplicemente che noi abbiamo avuto uno stretto contatto con le persone”.

Sul fatto che i patronati non siano enti neutri e istituzionali come i consolati, Garavini aggiunge che “non bisogna confondere le cose, è oggettivo che i patronati siano sempre più chiamati, nei fatti, a rispondere a una serie di bisogni dei cittadini conseguente al taglio dei consolati. Soprattutto oggi, laddove i consolati sono stati chiusi, i patronati sono rimasti l’unico luogo dove i connazionali si possono recare per svolgere il disbrigo di alcune pratiche. Ciò che noi eletti all’estero chiediamo è che ciò che esiste già nei fatti sia regolarizzato attraverso una convezione in grado di rendere più trasparente ed efficiente ciò che già accade. Si tratta, inoltre, di una richiesta avanzata da anni”.

Così facendo, però, i patronati si prendono tutti i servizi. Allora a che serve difendere i consolati? “Il fatto che i patronati si occupino di alcune questioni non vuol dire che i consolati vengano messi in dubbio. Al contrario, per fortuna che laddove i consolati vengono chiusi esistono i patronati”.

“Oltre a presentare una serie incredibile di inesattezze, quell’articolo accumunava tutti in un unico calderone senza distinguere tra persone diverse e senza sapere che cosa i singoli individui avessero fatto nella propria vita”: questo il commento dell’onorevole Pd Gianni Farina. “Io, ad esempio, sono stato responsabile di un patronato in Francia fino ai miei sessanta anni, molto prima della mia elezione. Finii la mia esperienza professionale nel 2001 e mi candidai nel 2006 quando ormai ero totalmente fuori da ogni attività o conflitto di interesse”.

“I patronati svolgono una funzione importante e decisiva nel rapporto tra Italia e connazionali, faccio presente che allo Stato i patronati non costano nulla perché il loro finanziamento è dovuto a una trattenuta sulle buste paga dei lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, i quali ben comprendono di dover essere portatori di questa solidarietà, visti i vantaggi che i patronati garantiscono. Anche se i patronati non operassero più, lo Stato non ne ricaverebbe alcun vantaggio economico”.

“I patronati svolgevano il loro ruolo anche quando dentro i consolati c’erano i responsabili sociali, quelli deputati alle pensioni e tutto ciò che riguardava le politiche sociali, poiché i funzionari si rivolgevano ai nostri patronati chiedendo aiuto per assolvere alle pratiche di assistenza e sostegno. I patronati hanno fatto sempre tutto questo, ancor di più adesso che non ci sono più i funzionari con funzioni sociali. I patronati, di fatto, sopperiscono alle mancanze dello Stato”.

“Inoltre, oggigiorno, i funzionari dei patronati sono obbligati ad avere una preparazione molto più vasta rispetto al passato su tutto quello che riguarda i diritti continentali, mi riferisco ad esempio alla carta dei diritti dei lavoratori dell’Ue. Quindi, ciò che prima era solo assistenza oggi è vera e propria tutela e promozione”.

“I patronati non dovrebbero fare politica – dichiara l’onorevole Farina -, ma non mi si venga a dire che, siccome si eleggono alcuni parlamentari all’estero provenienti da questi enti, allora si può mettere in discussione un’organizzazione storica così importante, formata da centinaia di persone molto preparate. Smettiamola con queste polemiche, ci sono stati fatti avvenuti all’interno di singoli patronati dove alcuni soggetti hanno compiuto atti penalmente perseguibili, ma sono scandali legati a singole persone. Non vorrei – conclude Farina – che le polemiche su Panorama fossero legate a interessi politici di alcuni personaggi, forse malamente informati. In quell’articolo c’è troppa cattiva informazione”.