Iran, elezioni: Khatami rinuncia, il sistema mi è contro

Mohammad Khatami...Former Iranian President Mohammad Khatami, gestures to his supporters during a gathering in Tehran, Iran, Tuesday Feb. 3, 2009. Calls have been steadily growing for Khatami to come out of political retirement to challenge hard-line President Mahmoud Ahmadinejad in June's presidential elections. (AP Photo/Hasan Sarbakhshian)

In Iran si e’ risolta con un forfait una delle tre incognite che stanno accompagnando la fase pre-elettorale per le presidenziali del 14 giugno: l’ex presidente Seyyed Mohammad Khatami, un riformista, ha lascito intendere che non si candidera’. Nel comunicarlo, Khatami ha avallato la candidatura di un altro ex presidente, Akbar Hashemi Rafsanjani: la seconda incognita accanto a quella che riguarda cosa fara’ Esfandiar Rahim Mashaei, il consuocero del capo di Stato uscente e non piu’ ricandidabile, Mahmud Ahmadinejad.

Khatami, in dichiarazioni rilanciate oggi dalla versione cartacea di un giornale, ha ribadito che ci sono forze contrarie a una sua candidatura: ‘Contro di noi c’e’ gente che preferisce un’altra tendenza’ rispetto al ‘voto del popolo’, e sta ‘intimidendo’ i candidati riformisti prevedendo che le loro candidature saranno bocciate dal Consiglio dei guardiani. La rinuncia si era intuita gia’ sabato scorso, quando Khatami aveva lamentato una ‘soffocante atmosfera’ in cui ‘giovani e classe media hanno perso ogni speranza’.

Erano state proprio le promesse sulla condizione giovanile e sull’allentamento dei costumi islamici (peraltro poi mai realmente attuato) a guadagnare a Khatami una popolarita’ che pero’, in alcuni ambienti iraniani, viene considerata limitata e meramente virtuale. Per questo la sua figura verrebbe tollerata, a differenza di quanto avvenuto per i leader del movimento di opposizione Mir Hossein Mussavi e Mehdi Karrubi, da oltre due anni ai domiciliari per stroncare un rilancio – in chiave ‘primavera islamica’ – delle proteste scatenatesi nel 2009 contro la rielezione di Ahmadinejad.

Voci su una candidatura di Khatami erano circolate con insistenza soprattutto il mese scorso. Il 2 maggio era pero’ venuto per lui un monito sinistro: il capo dei Servizi segreti, Heydar Moslehi, lo aveva esortato a non illudersi ‘credendo che il potere rivoluzionario abbia dimenticato il ruolo che ha giocato’ nel ‘complotto’ del 2009.

Il candidato riformista di maggior spicco, assieme a quattro altri candidati chiaramente riconducibili a questa area, resta ora l’ex vicepresidente Reza Aref. Un connotato riformista, sebbene sia un pragmatico conservatore e religioso moderato, e’ attribuibile ora a Rafsanjani a seguito della sponsorizzazione dichiarata da Khatami quando ha detto che una sua candidatura ‘sarebbe una vittoria per tutti’.

A soli due giorni dalla fine del periodo utile per formalizzare le candidature, a Teheran la discesa in campo di Rafsanjani viene considerata pero’ ormai meno probabile di quella di Mashaei. Anche la sua comunque e’ assai incerta: partito forte con il traino delle apparizioni pubbliche di Ahmadinejad, che gli aveva anche coniato uno slogan sapientemente evocativo (‘W la Primavera’), Mashaei ha evitato la prova di forza, disertando un raduno di massa a Teheran, e ha fatto notizia a causa di una clamorosa contestazione pubblica di un attivista del corpo paramilitare dei Basiji, segno dell’attrito esistente non solo con la Guida suprema, Ali Khamenei, ma anche con un potentato decisivo del sistema iraniano, il corpo militare d’elite dei Pasdaran.