Da oltre cinque ore il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, sta rispondendo nella caserma del comando provinciale della Guardia di finanza di Taranto alle domande dei magistrati della Procura ionica che lo hanno iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di concorso in concussione aggravata nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici dell’Ilva.
Nella stessa caserma, ma separatamente, viene sentito da oltre due ore anche il direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, accusato di favoreggiamento personale nei confronti di Vendola. Sono stati gli stessi Vendola e Assennato a chiedere di essere interrogati dopo che il 30 ottobre scorso e’ stato loro notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Il governatore pugliese, accompagnato dal legale di fiducia Vincenzo Muscatiello, e’ arrivato in caserma poco prima delle 15, seguito a distanza di minuti dai magistrati inquirenti (il procuratore Franco Sebastio, il procuratore aggiunto Pietro Argentino, i sostituti procuratori Remo Epifani e Giovanna Cannarile, ai quali si e’ aggiunto piu’ tardi il pm Raffaele Graziano).
Secondo la Procura, nel 2010 Vendola avrebbe esercitato pressioni sul direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, per ‘ammorbidire’ una relazione sugli elementi inquinanti prodotti dall’Ilva, ipotizzando una mancata riconferma dello stesso Assennato ai vertici dell’Arpa regionale. Non e’ escluso che Vendola e Assennato abbiano consegnato ai magistrati anche memorie difensive. Assennato e’ accusato di favoreggiamento personale perche’ avrebbe negato, quando e’ stato sentito come teste dagli inquirenti, di aver ricevuto pressioni dal governatore per favorire l’Ilva.
Stesso capo di imputazione contestato a Massimo Blonda, direttore scientifico di Arpa Puglia, che pero’ all’ultimo momento ha rinunciato all’interrogatorio che era stato fissato per il tardo pomeriggio di oggi. Nessuna indiscrezione sul contenuto degli interrogatori, in particolare quello di Vendola, che si presume abbia ribadito, respingendo le accuse, di essere stato proprio lui ad affidare ad Assennato la guida dell’Agenzia regionale per l’ambiente. Le accuse al governatore pugliese e leader di Sel si riferiscono al periodo compreso tra il 22 giugno 2010 e il 28 marzo 2011.






























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