Il Cile saluta il ritorno della socialista Bachelet

Il Cile saluta il ritorno di Michelle Bachelet alla Moneda. Tutti i sondaggi della vigilia danno per scontato il trionfo della socialista, favoritissima sulla sfidante del centrodestra Evelyn Matthei al ballottaggio per succedere al presidente uscente Sebastian Pinera. L’unica incognita resta l’astensionismo, che gli analisti prevedono alto, e che tutte e due le candidate hanno provato a combattere lanciando appelli per andare a votare fino all’ultimo istante.

Per Bachelet, 62 anni, il trionfo di questa domenica rappresenta la conferma del rapporto inossidabile – fatto di competenza e simpatia, pragmatismo e solidarieta’ – che ha saputo mantenere con l’opinione pubblica del suo Paese: nel 2010, alla fine del suo mandato presidenziale, vantava indici di popolarita’ superiori al 60% e al suo ritorno in Cile, dopo un biennio a capo dell’agenzia Onu per la donna, e’ stata accolta con calore in ognuna delle sue apparizioni pubbliche, per poi diventare la super favorita dal primo sondaggio sulle intenzioni di voto. La vittoria della candidata socialista segna anche il ritorno al potere della coalizione di centrosinistra che ha governato il Cile dalla fine della dittatura di Augusto Pinochet, dopo un solo governo di centro destra, quello uscente di Pinera.

Questa volta pero’ la Concertazione e’ diventata ‘Nuova Maggioranza’, con un asse politico spostato ancor piu’ a sinistra per la presenza del Partito Comunista e la promessa di profonde riforme in campo sociale per combattere la disuguaglianza. Una prospettiva che ha convinto perfino Camila Vallejo, la bella ex leader della rivolta studentesca, che solo due anni fa giurava che non avrebbe mai appoggiato la candidatura della Bachelet. La sfida tra la Bachelet e la Mattehi, per il Cile, e’ stata qualcosa di molto piu’ simbolico di una semplice battaglia elettorale. Figlia di Alberto Bachelet, un generale dell’Aeronautica amico di Salvador Allende che gli affido’ varie responsabilita’ di governo durante il suo breve mandato, Michelle conobbe la sua coetanea e rivale in queste elezioni presidenziali come compagna di giochi quando erano bambine. Anche Fernando Matthei, infatti, era un generale dell’Aeronautica, ma dopo il golpe del 1973 si allineo’ con la dittatura di Pinochet: prestava servizio proprio all’Accademia dell’Aeronautica nel 1974 quando Alberto Bachelet mori’ per un infarto causato dalle tremende torture subite mentre era rinchiuso nella sede di quell’istituzione.

La stessa Michelle, dopo essere stata arrestata e torturata insieme alla madre, si auto-esilio’ prima in Australia e poi nella Repubblica Democratica tedesca prima di fare ritorno in patria. Oggi, al momento del voto, l’unica preoccupazione della Bachelet era il tasso di astensionismo, non certo il risultato finale. "Nei Paesi dove il voto non e’ obbligatorio evidentemente c’e’ un astensionismo piu’ alto", ha detto ai giornalisti, sottolineando comunque che "le regole della democrazia sono chiare, e sono quelle che conferiscono la legittimita’. Ci sara’ tempo piu’ avanti per analizzare come si puo’ motivare la gente ad andare a votare". Il tasso di partecipazione nel ballottaggio di oggi potrebbe risultare inferiore perfino a quello del primo turno, lo scorso 17 novembre – uno striminzito 49% – a causa dell’esito scontato, l’ondata di caldo che soffoca varie regioni del Paese e la sfiducia verso la politica, sopratutto fra i giovani e nelle classi meno avvantaggiate. Quanto al risultato che sara’ reso noto stasera, non c’e’ alcuna incognita: secondo gli ultimi sondaggi Bachelet, che nel primo turno ha ottenuto il 46% dei voti, potrebbe arrivare al 63%, mentre Matthei si fermerebbe al massimo al 36%, dopo il 25,1% dello scorso 17 novembre.