"Quello che papa Francesco mi ha detto quando ci siamo incontrati lo porto custodito nel cuore ma una cosa posso dire apertamente: il Papa ha a cuore la vicenda di mio figlio e desidera che si arrivi alla verita’". A parlare e’ Maria Laura Bulanti, madre di Jose’ Garramon, il ragazzo di dodici anni figlio di un funzionario uruguayano dell’Onu, che il 20 dicembre 1983 fu investito e ucciso, nella pineta di Castel Porziano, alle porte di Roma, da un furgone alla cui guida era Marco Fassoni Accetti. La morte del giovane, pero’, rimane ancora oggi in gran parte un mistero. Tanto che nei mesi scorsi la procura di Roma ha riaperto l’inchiesta con l’ipotesi di sequestro e omicidio volontario, indagando contro ignoti.
Ad essere ascoltato anche lo stesso Fassoni Accetti, attualmente indagato per il caso di Emanuela Orlandi: l’uomo e’ considerato un testimone-chiave nella scomparsa nel 1983 della cittadina vaticana e di Mirella Gregori, e in questi mesi ha fatto dichiarazioni sorprendenti sostenendo di essere stato uno dei principali telefonisti a casa Orlandi e di avere militato in passato con i servizi segreti per conto di un nucleo di monsignori che cercava di ostacolare la politica dello Ior. Fassoni Accetti, ricorda la signora Bulanti, ha anche sostenuto che il rapimento del giovane Jose’ era legato a una rete di ecclesiastici pedofili. "La procura di Roma – avverte dall’Uruguay la madre del ragazzo ucciso – lascia che quest’uomo dica tutte queste cose quando l’unico fatto oggettivo e provato e’ che lui ha rapito e ucciso mio figlio. Tutto il resto, noi non sappiamo se e’ vero o falso ma voglio dire che, anche come cattolica, non mi piace che si butti fango senza prove". La madre del giovane ucciso racconta cosi’ per la prima volta qual e’ il "supporto" che sta ricevendo dal Vaticano nella vicenda che trent’anni dopo si riapre come una ferita dolorosa con le presunte rivelazioni di Fassoni Accetti. "Quando Bergoglio e’ divenuto Papa – racconta Bulanti – gli ho inviato una lettera e lui mi ha risposto subito. Sono stata quindi invitata a una delle messe a Santa Marta dove ho preso parte con mio marito. Al termine abbiamo potuto parlare col Papa. Le parole che ci siamo scambiati non voglio rivelarle, sono personali, ma posso assicurare che il Pontefice mi ha dimostrato di avere a cuore la nostra dolorosa vicenda. Lui e’ stato veramente un appoggio per me, mi sono sentita profondamente accolta".
"Il Papa – continua – ha saputo scegliere subito le persone giuste per seguirci. Cosi’ nelle scorse settimane sono tornata in Vaticano e ho avuto alcuni incontri in Segreteria di Stato. Quest’ultima, gli organi investigativi vaticani e la Gendarmeria mi hanno dato tutto l’appoggio e il supporto. Si stanno impegnando in un lavoro di verifica alla ricerca di elementi di riscontro su quanto emerso dalle indagini della procura di Roma". "Quest’uomo – dice di Fassoni Accetti – ha dichiarato che lui lavorava per un gruppo di religiosi e che ha preso parte al rapimento di Emanuela Orlandi. Tuttavia, l’unico fatto accertato e’ che ha rapito e ucciso mio figlio ed e’ riuscito nonostante cio’ a fare solo un anno di carcere". "Perche’ abbiano rapito e ucciso proprio mio figlio – aggiunge – e’ una domanda a cui io non so rispondere: in questi trent’anni non ho mai parlato ed ora e’ stato quest’uomo a risvegliare tutto questo dolore. Secondo lui, il rapimento aveva lo scopo di fornire giovani a una rete di ecclesiastici pedofili. Io questo non lo so. Lo sostiene lui e va ancora appurato, ma bisogna dire che le sue affermazioni sono confuse, caotiche, e attraverso un blog da cui le diffonde cerca anche di coinvolgere tanta gente". Papa Francesco, ricorda quindi la donna, "nella sua predicazione invita a scegliere sempre la verita’, anche quando la verita’ fa male", "la Segreteria di stato e gli organi investigativi vaticani – ribadisce – stanno contribuendo da parte loro all’accertamento della verita’ e questo e’ nell’interesse del Santo Padre, lui me lo ha assicurato". Della vicenda ancora misteriosa del figlio, Bulanti racconta anche alcuni particolari.
"Ricordo che Fassoni Accetti – afferma – venne a bussare alla porta di casa nostra vestito da prete. Disse che era di una vicina parrocchia e che stava facendo un giro di visite nelle case del quartiere. Lo feci accomodare e parlammo un po’. Poi ando’ via e non l’ho mai piu’ visto. Mio figlio mori’ la sera del 20 dicembre, proprio il giorno che stavamo preparando l’albero di Natale". "Certamente io desidero giustizia – fa sapere infine la madre del ragazzo – ma soprattutto la verita’. Credo in Dio e quindi so che un giorno da qualche parte la giustizia ci sara’, invece la verita’ serve perche’ queste cose non succedano piu’. Anche se non si avra’ la verita’ completa su mio figlio, intraprendere la strada della verita’ e’ gia’ importante, cosi’ possiamo aiutare altri bambini".
































Discussione su questo articolo