Succedeva meno di tre anni fa, quando all’Eliseo c’era ancora Nicolas Sarkozy: manifestazioni di piazza giganti, un dibattito parlamentare dai toni epici e una riforma previdenziale adottata dolorosamente, con l’innalzamento progressivo dell’eta’ pensionabile da 60 a 62 anni entro il 2018. Tre anni dopo, la maggioranza socialista del presidente Francois Hollande – che si scaglio’ duramente contro quel provvedimento e che quando arrivo’ al potere fece immediatamente riportare l’eta’ pensionabile a 60 anni (ma solo per chi ha contribuito per almeno 41,5 anni) – deve rassegnarsi all’evidenza: c’e’ urgente bisogno di una nuova riforma, se Parigi non vuole assistere al crollo dell’intero sistema.
Rivelata dal quotidiano ‘Les Echos’, la ‘road map’ consegnata dal premier, Jean-Marc Ayrault, alla commissione ad hoc incaricata di esprimere le sue raccomandazioni entro giugno, parla di tre leve fondamentali per consolidare il sistema previdenziale: il livello delle pensioni, l’innalzamento dei contributi, ma anche l’allungamento dell’attivita’ professionale. Un tema estremamente sensibile, soprattutto nelle fila della gauche. L’innalzamento dell’eta’ pensionabile e’ ‘chiaramente sul tavolo’ dei negoziati, ha confermato il ministro del Lavoro, Michel Sapin, intervenendo su France Inter.
Quando venne adottata, nell’autunno 2010, la riforma venne definita dal centrodestra ”forte e realista, perche’ ci consente di salvare il sistema previdenziale e di essere in equilibrio nel 2018′.
Gli esperti di Sarkozy basarono i loro calcoli su uno scenario che prevedeva una crescita media dell’1,7% fino al 2013, 1,9% fino al 2020, e 1,6% oltre quella data. Quanto alla disoccupazione, doveva passare dall’8,4% al 4,5% entro il 2050. Nel frattempo le previsioni sono pero’ peggiorate ulteriormente. Con una crescita pari allo zero nel 2012 e con il numero dei senza lavoro che ha superato la soglia del 10%. Cosi’, nel suo rapporto del dicembre scorso, il Consiglio di orientamento delle pensioni (Cor) ha tirato l’allarme. In assenza di una nuova riforma, l’organismo prevede un deficit previdenziale di 21,3 miliardi di euro entro il 2017. Dopo aver criticato per due anni la manovra della destra, il Partito socialista si trova dunque obbligato a prendere il toro per le corna. Nel complesso dibattito – che rischia di durare a lungo – c’e’ anche un tema molto delicato sul quale il governo avanza con grande prudenza. La portavoce dell’esecutivo, Najat Vallaud-Belkacem e il deputato socialista, Jean-Marie Le Guen, hanno evocato una pista gia’ promessa nel 2010: un cambiamento totale di modello, per andare verso la ‘pensione a punti’. Un sistema nel quale il totale dei contributi previdenziali puo’ variare secondo la situazione economica globale del Paese, in modo da garantire il suo equilibrio finanziario. Una pista che, almeno per il momento, resta molto teorica.
































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