E se Atene non paga? – di Fabio Massimo Quacquarelli

Dopo aver rimborsato 750 mln di euro al Fondo Monetario Internazionale a maggio, rimborso effettuato poche ore prima dell’inizio dei negoziati chiave con i propri creditori, il governo greco è ancora ben lontano dall’essere fuori pericolo. La prossima scadenza con il FMI era per oggi venerdì 5 giugno, quando il Paese avrebbe dovuto ripagare 300 mln di euro, ma il rimborso è stato posticipato alla fine di questo mese, accorpando l’intera esposizione di 1,55 mld di euro.

A maggio, alcuni membri del partito di Tsipras, hanno sostenuto la tesi di non onorare tale debito. In ogni caso, è chiaro che Tsipras potrà accontentare o i creditori o il proprio elettorato, ma certamente non entrambi. Senza ulteriori aiuti, la Grecia potrebbe mancare le scadenze sul rimborso del debito, andando in default già questo fine mese. Ma quanto sarebbe significativo tale evento per gli investitori?

I legami della Grecia con il sistema finanziario dell’Eurozona si sono significativamente ridotti dopo il 2012, quando il più grande accordo di ristrutturazione del debito della storia ha cancellato circa 100 mld di euro dovuti da Atene ai creditori. I rischi associati con il debito sovrano ellenico sono inoltre passati dal sistema bancario al settore pubblico dell’area euro.

Gran parte del debito di Atene è ora detenuta dallo European Financial Stability Facility (EFSF), dalla Banca centrale europea (BCE) e dalla Banca europea degli investimenti (BEI), con una parte legata ad alcuni prestiti bilaterali (che quindi limitano il rischio a un solo soggetto). Questi ultimi, secondo S&P, ammontano a 53 mld di euro, quindi non bisogna trascurarne l’importanza. Tuttavia, a ottobre 2014, l’esposizione diretta dell’Eurozona al debito greco ammontava a 302 mld di euro. Tale cifra è pari a circa il 3% del PIL dell’area della moneta unica (esclusa la Grecia), gli economisti ritengono quindi che l’impatto diretto di un default greco dovrebbe essere limitato.

Dalla prospettiva dell’EFSF, l’esposizione netta di bilancio ai titoli ellenici è pari a circa 166 mld di euro, ma sarà assorbita dai Paesi membri dell’Eurozona nei prossimi decenni. Il processo di ristrutturazione del debito ha inoltre esteso le scadenze dei rimborsi per le obbligazioni in questione. Il primo rimborso all’EFSF è dovuto solo nel 2023. E’ inoltre importante notare che le Banche centrali della maggior parte dei Paesi membri dell’Eurozona non sono obbligate a coprire le perdite di capitale, come invece le banche commerciali.

L’esposizione della BCE si sostanzia principalmente tramite l’Emergency Liquidity Assistance (ELA), che permette alle banche greche di ottenere ulteriore liquidità, a patto che esse possano offrire in cambio abbastanza titoli come copertura collaterale. Se Atene dovesse fare default sul pagamento di un’obbligazione, la BCE potrebbe interrompere il suo supporto, e qualsiasi ammanco, come detto prima, non dovrebbe essere necessariamente coperto.

L’esposizione della BEI ammonta a circa 7 mld di euro. Una cifra che si può definire modesta se vista in termini relativi, e soprattutto considerando i volumi della stessa BCE su questo importo non si vedono grossi rischi di potenziale insolvenza per la banca stessa. Di conseguenza non è da considerare come un fattore destabilizzante.

Infine, il rischio di contagio legato al debito greco è stato in teoria azzerato dal lancio dello European Stability Mechanism (ESM). Questa riserva di capitale, di circa 500 mld di euro, dovrebbe assicurare il flusso di liquidità per gli Stati colpiti, dovesse sorgere una minaccia per pagamenti fondamentali a causa del default greco. Naturalmente, non va esclusa la possibilità che esistano legami finanziari per ora sconosciuti, così come che ci siano implicazioni indirette e di natura politica. Se la Grecia dovesse fare effettivamente default, probabilmente ci saranno implicazioni significative per i mercati, almeno nel breve termine. Tuttavia, si ritiene che strutturalmente i mercati finanziari globali siano essere al riparo dalle conseguenze di un default greco.

*Private Banker, San Paolo Invest SIM SpA