CORONAVIRUS | Rampelli (Fdi): “Per noi la nazione viene prima della fazione”

“Certo che il Presidente del Consiglio debba metterci la faccia come altri, ma un conto è metterci la faccia e fare lo speaker, altro conto è fare tutto da solo”

Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FDI) è intervenuto su Radio Cusano Campus e sull’informativa di Conte in Parlamento ha detto: “Abbiamo sempre chiesto un maggiore coinvolgimento del Parlamento. Un conto è immaginare che tutte le attività del Paese siano interrotte, cosa non possibile, un conto è sapere che ci sono medici, operatori sociosanitari, forze dell’ordine, farmacisti, cassieri dei supermercati che stanno lavorando prendendosi tutti i rischi. Se siamo su una nave, non è che il comandante può andarsene mentre affonda come fece Schettino. Il Parlamento deve continuare a svolgere la propria attività, ovviamente rispettando tutte le prescrizioni dell’ISS. In una fase di difficoltà come questa si devono trovare le modalità di condivisione altrimenti si scivola verso la deriva autoritaria. Certe cose si possono fare in Corea del Nord, non Italia. Si può essere collaborativi anche facendo l’opposizione. Per noi la nazione viene prima della fazione. Certo che il Presidente del Consiglio debba metterci la faccia come altri, ma un conto è metterci la faccia e fare lo speaker, altro conto è fare tutto da solo. Anche perchè non è che siamo di fronte a una persona che abbia esperienza nella gestione di istituzioni complesse, è una persona che è stata scelta all’esterno perchè Salvini e Di Maio non si mettevano d’accordo sul premier”.

Rutelli ha proposto che il Parlamento si riunisca negli spazi della fiera di Roma per rispettare i protocolli di distanziamento. “Mi fa piacere che Rutelli abbia avanzato questa proposta. Può essere una soluzione, fermo restando che va approfondita e testata, perchè il problema è anche l’assembramento all’ingresso. Ciò che non sarà facile garantire è il trasferimento degli uffici legislativi, documentaristi, archivisti, che sono fondamentali”.

Sull’Europa. “A volte capita, non soltanto nei grandi contesti, che da una situazione di difficoltà possa nascere una vera e propria fase di risorgimento e di riscatto. Mi auguro che l’Europa capisca che le procedure con cui abbiamo camminato fin qui sono insufficienti per affrontare le sfide che ci aspettano. L’Europa deve riguardarsi dentro e capire che ruolo intende esercitare, l’attuale UE ha dimostrato tutte le fragilità e così non va bene. L’UE deve uscire fuori dalla secca degli egoismi nazionali che in questa crisi sono stati veramente odiosi. Non ho ancora incontrato una persona che abbia difeso il comportamento dell’Europa e gli Stati europei in questa fase, perchè sono stati comportamenti vergognosi, come quelli di requisire le mascherine che avevamo ordinato noi. Germania e Olanda contro i Coronabond? Mi aspetto che ci sia un colpo di reni e lo spirito europeo prevalga sugli egoismi nazionali. Il Mes non va firmato, la cosa migliore sarebbe emettere i Coronabond e trasformare anche la Bce perchè non ha senso che una Banca centrale europea sia nelle mani degli istituti di credito privati”.

Draghi a capo di un governo di larghe intese dopo l’emergenza. “Il circuito mediatico, probabilmente sulla spinta di ambienti di varia provenienza, già da tempo caldeggia questa ipotesi che arriva di rimessa sul tavolo della politica, questo già a me non piace. Draghi è una persona di elevatissima professionalità, però Draghi deve trovare il suo spazio nel suo contesto se lo vorrà. Non è un mistero che il sistema del credito italiano abbia avuto dei modelli di gestione opinabili. Draghi ha presieduto la Banca d’Italia quindi non si può improvvisamente prendere persone e rappresentarle come se fossero intellegibili, quasi perfette. Bisogna essere oggettivi e capire se qualcosa non sia sfuggita anche a Draghi. Inoltre, se Draghi ha rappresentato il mondo del credito, le banche e i banchieri, può rappresentare la loro controparte cioè i popoli? Ho paura dell’effetto Monti che da presidente del Consiglio è stato un disastro oggettivo”.