Osserva La Stampa: "Proprio al suo partito, il premier ha scritto una lettera aperta che verra’ letta oggi pomeriggio al ‘parlamentino’ chiamato a dirimere l’annosa querelle sulle regole congressuali. Una lettera con tre messaggi: conferma che fin dal primo momento ha deciso di non appoggiare nessuno dei candidati segretari (leggi Renzi) e quanto al nuovo leader dovra’ aiutare il governo a portare l’Italia fuori dalla crisi, provando anche a colmare i due ‘buchi neri’ del Pd: le ragioni della sconfitta elettorale delle Politiche, la ‘rivolta’ dei centouno parlamentari che votarono contro Prodi coperti dal voto segreto".
Scrive La Repubblica: "Letta chiarisce che non si schierera’ con nessuno al congresso; che il nuovo segretario sara’ capace sicuramente di unire e che basta con i gossip. E’ la presa di posizione che il premier affida a due lettere, a Europa e all’Unita’. Ma con il segretario Epifani e con Bersani, Enrico Letta e’ stato esplicito: ‘La data ideale del congresso sarebbe il 15 dicembre’. Ed e’ proprio su questo – si legge ancora – che il braccio di ferro continua fino a notte nel ‘comitatone’ per le regole, rinviato per tutta la giornata e che si riunisce a tarda sera. Alla vigilia dell’Assemblea nazionale di oggi pomeriggio, il punto e’ tutto li’: la data. Farlo nell’ultima finestra plausibile prima della fine dell’anno, e’ un modo per blindare il governo. Se Renzi vincesse e fosse tentato di dare una spallata all’esecutivo, sarebbe imbrigliato dai tempi. E se si scavalla la finestra di primavera, poi si entra nel semestre di presidenza italiana della Ue e il governo deve navigare per forza. Ma il sindaco di Firenze non ci sta. Lorenzo Guerini, il renziano presente nel comitato, ha mandato di tenere duro, e di insistere perche’ si rispetti la previsione del 7 novembre o tutt’al piu’ del 24 novembre. L’allarme sul rischio caos in Assemblea cresce con il passare delle ore. Intanto si preparano mozioni e documenti e si fissano le riunioni delle correnti. Un Sos e’ lanciato sul tesseramento, che e’ ai minimi storici: sarebbe passato da 800 mila a 250 mila tesserati. Al segretario Epifani e’ stata inviata una lettera – firmata da Fabrizio Barca, Laura Puppato, Pippo Civati, Debora Serracchiani, Felice Casson, Goffredo Bettini. In alcune regioni il calo e’ del 50 per cento, molte le tessere non ritirate, a cominciare da quella di Prodi. L’appello e’ anche un atto d’accusa sull’immobilismo dei dirigenti, pero’ invita soprattutto gli elettori del Pd a partecipare al congresso. E’ vero che ‘c’e’ un partito ingabbiato dalle logiche correntizie, incapace di cogliere i cambiamenti del nostro tempo, ammalato di tatticismo e di personalismi, poco propenso ad ascoltare la base e la voce dei territori, pero’ vale la pena ancora scommetterci. ‘Ci vuole un congresso che diventi luogo di discussione scelta per milioni di persone. In ogni caso ci sara’ un solo modo per cambiare il Pd: entrarci’. L’altra parola d’ordine e’: ‘Aderire in massa, partecipare al congresso da iscritti. per contribuire non solo con il voto ma con la partecipazione, vorremmo dire con la propria vita, con l’esempio; assai piu’ di quanto si possa fare se fossero solo primarie… ne vale la pena’. Proprio sulla partecipazione aperta alle primarie conta Renzi. Che teme di diventare un segretario ostaggio, se le regole del congresso lo penalizzassero, ad esempio sganciando l’elezione dei segretari regionali da quella del leader. Rimandando alle calende greche, i congressi locali, il ‘rottamatore’ si ritroverebbe alla guida di un partito che ha nei territori una maggioranza prevalentemente bersaniana. Tuttavia nella lunga riunione serale, a cui Epifani non ha partecipato, tutti si dichiarano pronti all’accordo: ‘Un’intesa si trovera’, magari all’ultimo minuto’. I renziani sospettano che non ci sia una reale intenzione di fare il congresso".
































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