Scrive il Sole 24 ore: “’Al governo finche’ manterra’ gli impegni’: il nuovo corso e’ cominciato. Silvio Berlusconi utilizza l’inaugurazione della sede della rediviva Fi, per lanciare l’ennesimo avvertimento a Enrico Letta. Non e’ un vero e proprio aut aut. L’ex premier dice di essere consapevole che ‘una crisi in questo momento porterebbe alla destabilizzazione’ e ricorda la ‘responsabilita’ straordinaria’ dimostrata nel sostenere l’esecutivo. Parole in qualche modo rassicuranti, ma che non rappresentano affatto una garanzia per il governo. Il Cavaliere si sta gia’ preparando per le urne, tant’e’ che – raccontano – il mese passato ad Arcore lo avrebbe impegnato anche sul futuro programma elettorale. Solo che l’eventuale rottura non vuole caricarsela sulle spalle. E certamente non vuole che sia imputata a un fallo di reazione per le sue vicissitudini giudiziarie. Le parole pronunciate ieri da Letta in difesa della magistratura ovviamente non sono piaciute a Berlusconi. ‘Le sentenze si rispettano quando sono pronunciate da giudici imparziali’, ha detto; ma rispetto al videomessaggio del giorno prima il tono e le parole sono decisamente piu’ compassate. Non certo perche’ si sia ravveduto. Ma perche’ il Cavaliere vuole utilizzare munizioni piu’ efficaci: Iva, Imu e legge di stabilita’ sono i bersagli nel mirino. Sull’abolizione dell’imposta sulle case la prossima settimana si entrera’ nel vivo ed e’ destinato a riflettersi anche sulla partita dell’incremento Iva. Gli attacchi del capogruppo Renato Brunetta al ministro dell’Economia Saccomanni sono l’assaggio per i giorni a venire. Ancora piu’ chiara Daniela Santanche’: ‘Se ci sara’ l’aumento dell’Iva, il governo non c’e’ piu”, dice dando ovviamente per scontata anche la cassazione dell’Imu. La ‘pitonessa’ ormai non puo’ essere considerata solo come ‘uno dei falchi’. E’ stata lei ieri ad affiancare Berlusconi lungo il tragitto; a fare da padrona di casa dando al Cavaliere spiegazioni sulla destinazione delle varie stanze. Certo Berlusconi ha espressamente voluto in prima fila anche Angelino Alfano. Il segretario e vicepremier fino a poco prima si era intrattenuto con lui a Palazzo Grazioli e a Berlusconi e agli altri ministri Pdl aveva messo a disposizione anche le dimissioni dal governo (ovviamente respinte), per essere messo al corrente della nuova strategia. Alfano e’ pur sempre il segretario del Pdl, il numero due del partito. Solo che da ieri il Pdl non esiste piu’. Cancellato. Berlusconi ha detto che anche i gruppi parlamentari saranno ribattezzati. Del resto al Cavaliere basto’ salire su un predellino per mandare in soffitta la vecchia Fi. Adesso ha ripetuto l’operazione in senso inverso. Stavolta non deve neppure fare i conti con gli ex An. Non ci sono percentuali da garantire. Sulla gestione del partito per ora non si sbilancia, visto che a sentire i falchi il vero deus ex machina sara’ Denis Verdini, che non e’ assimilabile alla Santanche’ ma che non e’ neppure vicino ad Alfano. L’ala piu’ vicina all’attuale segretario si dice invece convinta che il ministro dell’Interno continuera’ a mantenere il ruolo di numero due dopo Berlusconi. Si vocifera che, se fosse necessario, sarebbe anche pronto a rinunciare al Viminale. Berlusconi ‘concavo e convesso’ rassicura tutti. Spaccature adesso non puo’ permettersele, tant’e’ che a cena ha voluto incontrare assieme ad Alfano anche i possibili ‘frondisti’ siciliani".
La Repubblica intervista il presidente della giunta per le elezioni del Senato, Dario Stefàno: "’Si’ al voto palese in aula’. Come si decise per Previti nel 2007, anche se lui si presentava dimissionario. Lo dice Dario Stefàno, a poche ore dalla auto-nomina a relatore sull’affaire Berlusconi. Che esprime ‘massimo rispetto per le decisioni della magistratura’, visto che ‘siamo in uno Stato di diritto’. Perche’ si e’ auto scelto? ‘Ci ho riflettuto a lungo, pur avendo ricevuto molteplici sollecitazioni. E’ consuetudine che il presidente riferisca direttamente sul caso, per cui mi sono convinto che la soluzione piu’ istituzionale fosse quella di assumere questo ruolo. Sara’ piu’ facile riuscire a mantenere sereno il confronto, ma pure sottrarlo a eventuali dinamiche di governo’. In giunta c’e’ una maggioranza ‘diversa’, Pd-M5S-Sel-Sc. Il governo regge? ‘Dovrebbe dirlo chi lo sostiene. Sotto il profilo costituzionale, non c’e’ alcun nesso tra la procedura in giunta e i meccanismi fiduciari dell’esecutivo. Per dirla fuori dalle formule: se pure il governo dovesse cadere domattina, la procedura della giunta – per legge – non si arresterebbe’. Favorevole a cancellare il voto segreto? ‘Sono in ballo esigenze diverse: da sempre il voto riguardante i parlamentari avviene a scrutinio segreto, ma e’ pur vero che l’attuale contesto storico chiede la massima trasparenza nelle decisioni. Sarei soddisfatto se, come avvenne nella seduta della Camera del 31 luglio 2007 per Previti, vi fosse un accordo unanime fra i gruppi per consentire in deroga il voto palese’. La gente si chiede: e’ possibile che per far decadere dal Senato uno che per legge non ha diritto di starci si perdano tre mesi? ‘So bene cosa pensano i cittadini, ogni giorno ricevo centinaia di email. E so anche bene che il 9 settembre ci si aspettava la decisione della giunta. Ma occorre essere realistici: il relatore Augello ha presentato 71 pagine di relazione, meritevoli di approfondimenti. A soli 9 giorni da quella data, la giunta ha votato. Rispettando quell”immediatamente’ della legge Severino. Non era affatto scontato’".
































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