La fuga dei giovani italiani all’estero resta una delle principali criticità per il futuro del Paese e del Made in Italy. A lanciare l’allarme è Andrea Prete, presidente di Unioncamere, intervenuto a Roma durante un evento organizzato nell’ambito della Giornata nazionale del Made in Italy.
Secondo Prete, negli ultimi 15 anni circa 660mila giovani hanno lasciato l’Italia, in gran parte laureati e altamente qualificati. Un fenomeno che non riguarda solo la mobilità europea, ma una vera e propria perdita di capitale umano per il sistema Paese.
Salari e meritocrazia: i nodi da sciogliere
Due, in particolare, i fattori che spingono i giovani a cercare opportunità fuori dai confini nazionali. Il primo è quello salariale: in diversi Paesi europei gli stipendi risultano più elevati rispetto all’Italia.
Il secondo elemento riguarda la meritocrazia e le prospettive di carriera. “In Europa chi vale cresce più velocemente”, ha sottolineato Prete, evidenziando come all’estero il merito venga riconosciuto con maggiore rapidità, consentendo ai giovani di raggiungere posizioni di responsabilità in tempi più brevi.
Un aspetto che pesa soprattutto per le cosiddette “generazioni Erasmus”, sempre più abituate a considerare l’Europa come uno spazio unico di opportunità.
Demografia e occupazione femminile
Oltre alla fuga dei cervelli, Prete ha indicato altri due nodi strutturali: il calo demografico e il basso tasso di occupazione femminile. In Italia, infatti, l’occupazione delle donne resta inferiore di circa 17 punti rispetto alla media europea.
Una criticità che incide direttamente sulla crescita economica e sulla capacità del Paese di competere a livello internazionale.
Il futuro del lavoro in Italia
Guardando ai prossimi anni, il presidente di Unioncamere ha evidenziato come tra il 2026 e il 2029 sarà necessario inserire nel mercato del lavoro tra i 2,6 e i 3 milioni di nuovi occupati, anche per compensare l’uscita di molti lavoratori verso la pensione.
Per affrontare questa sfida, secondo Prete, è fondamentale investire in formazione, motivazione e qualità del lavoro, creando condizioni concrete affinché i giovani possano scegliere di restare in Italia.
Italiani all’estero e competitività del sistema Paese
Il tema della mobilità giovanile si intreccia direttamente con quello degli italiani all’estero. Se da un lato l’esperienza internazionale rappresenta un valore, dall’altro la perdita stabile di talenti rischia di indebolire la competitività del Made in Italy.
La sfida, dunque, non è fermare la mobilità, ma renderla una scelta e non una necessità. E per farlo, servono politiche capaci di garantire salari adeguati, valorizzazione del merito e reali opportunità di crescita professionale.



























