Concordia, condannato a 16 anni Schettino annuncia ricorso – di Franco Esposito

Naufragio colposo, omicidio plurimo colposo e lesioni plurime colpose, per l’abbandono della nave e di incapaci. Il tribunale di Grosseto lo interdice per sempre dai pubblici uffici e ordina: per cinque anni non potrà più comandare una nave. Esclusa la carcerazione immediata, come chiesto dall’accusa, per pericolo di fuga. La lettura dell’intero dispositivo è durata un’ora, nel silenzio tombale del teatro Moderno, a Grosseto. “Quella notte sono morto anch’io. Poi sono finito nel tritacarne mediatico”, e giù le lacrime di Schettino, il pianto dirotto. Francesco Schettino, su sua richiesta, ha parlato di buon mattino, il giorno ultimo del processo, quello della sentenza. Al momento della lettura dell’intero dispositivo, durata un’ora, lui in aula non c’era. Con il comandante condannata anche Costa Crociere. Dovrà pagare alcune provvisionali, un milione e mezzo la più alta, da versare al Consiglio dei ministri. Trecentomila euro alla Regione Toscana. Quasi tutte le parti civili sono state risarcite con cifre dai 20 ai 40 mila euro.

All’Isola del Giglio vanno 300 mila euro: il Comune risarcito e deluso, si aspettava ben altro; aveva chiesto 3 milioni a titolo di risarcimento danni. Giustizia equa? La sentenza ha seminato divisioni, spalmandole a latere della conclusione del processo di primo grado. Una vittoria e una sconfitta un po’ per tutti. “Il nostro pensiero va alle 32 vittime e ai superstiti. La condanna è una delle più elevate per i reati di titolo colposo”, mette il punto il procuratore facente funzioni Maria Navarro. Sull’arresto di Schettino, rifiutato dai giudici, però ha preferito non esprimersi. Si è limitato ad un laconico “no comment”. Carico di significati, a volerlo leggerlo e interpretarlo in maniera corretta.

“Faremo ricorso”, annunciano furenti i difensori dello spericolato comandante, che a sua volta riconosce di aver tenuto un comportamento arrogante, durante il processo. Gli avvocati Danilo Laino e Domenico Pepe, patroni di Francesco Schettino, non hanno nascosto la grande amarezza, al momento della lettura della sentenza. “Non siamo soddisfatti. Abbiamo sperato che i giudici comprendessero quello che noi non siamo riusciti a spiegare. Perplessi che il Tribunale abbia riconosciuto il reato di abbandono della nave”.

Provato dall’accusa, l’abbandono della nave viene contestato con forza e fermezza da Schettino, che quella notte con la Costa Concordia naufraga sulla scogliera del Giglio ne combinò di tutti i colori, in un delirio di paura, arroganza e superficialità. “Combatterò per sempre per dimostrare che non ho abbandonato la nave. Quanto al resto, aspetto di leggere le motivazioni”.

Tra le parti da risarcire c’è anche Domnica Cermotan, bionda e vistosa moldava, che quella notte era in plancia (a quale titolo, come amica di Schettino?) al fianco del comandante. Ne aveva chiesti 300 mila. Trentamila euro come risarcimento a Domnica, che in sede di dibattimento ha deposto contro il suo amico Schettino, scatenando l’ira dei superstiti e dei parenti delle vittime, che hanno scelto la strada del non patteggiamento. “Noi trattati come l’amica del comandante abusiva a bordo? È una vergogna”.

I pubblici ministeri Alessandro Leopizzi e Stefano Pizza hanno espresso soddisfazione per la sentenza che riconosce le colpe di Francesco Schettino. Ma non nascondono la delusione per il rifiuto dell’arresto del colpevole rinviato a giudizio come unico imputato. “Sedici anni per 32 vittime sono nulla. Speravo nell’arresto, ma questa è la giustizia in Italia”, un’amarezza profonda quella di Giovanni Girolamo, che sulla Costa Concordia, la nave maledetta, ha perso il figlio, musicista di bordo.

L’avvocato del Codacons, Giuliano Liuzzi, parla invece di vittoria totale. “Il Tribunale ha sconfessato la Procura. La condanna tiene conto dei malfunzionamenti della nave. Elementi che noi abbiamo portato in dibattimento”. Presunti malfunzionamenti che saranno analizzati in sede di risarcimento civile negli Stati Uniti e che potrebbero essere tenuti in conto dalla Procura, che da due anni ha stralciato gli atti sulle presunte responsabilità dei vertici di Costa Crociere. A Grosseto avevano già patteggiato altre figure della compagnia di navigazione e l’unità di crisi. L’armatore era stato già condannato a pagare un milione di euro. Le motivazioni della sentenza arriveranno tra 90 giorni. Poi, l’appello. Probabilmente con gli stessi pubblici ministeri che hanno indicato le molteplici colpe di Schettino a Grosseto, definito dalla Procura “l’incauto idiota”. Anche per alcuni autogol da lui griffati, tipo la lezione sulla gestione del panico alla Sapienza di Roma e le apparizioni alle feste vip di Sorrento.

Da quel 16 gennaio, ogni parola di Francesco Schettino è stata registrata, ogni gesto tenuto sotto osservazione. Come il rifiuto di stringere le mano a Domnica Cermotan dopo l’udienza. “È stata data di me un’immagine che non corrisponde al vero”, l’ultima arrabbiatura prima della sentenza. 13 gennaio 2012 – 11 febbraio 2015: tre anni sono trascorsi tra il naufragio della Costa Concordia al Giglio e la sentenza del Tribunale di Grosseto. Personaggio controverso, disertore in tribunale all’ultimo atto della sua storia, Schettino ha impersonato all’estero questa nostra Italia superficiale e pasticciona. Una brutta immagine. “Chicken of the sea”, Pollo del mare, il titolo in prima del New York Post.