L’Italia si prepara a un’estate 2026 che potrebbe essere segnata da caldo intenso, siccità e fenomeni meteorologici estremi. A lanciare l’allarme è l’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), che nel suo ultimo report evidenzia uno scenario climatico sempre più instabile e contraddittorio.
Nonostante le piogge persistenti al Sud e nelle isole, cresce la preoccupazione per un possibile ritorno degli effetti di El Niño, già osservati negli anni recenti, che potrebbero favorire l’espansione dell’alta pressione africana. Le conseguenze? Ondate di calore, temperature sopra la media e una possibile prosecuzione della siccità anche nei mesi autunnali, alternata a eventi meteo violenti.
“Fa rabbia vedere quanta acqua sia stata sversata in mare proprio nelle aree che solo pochi mesi fa soffrivano la sete – sottolinea il presidente ANBI, Francesco Vincenzi – perché il rischio è di dover rimpiangere questa abbondanza se dovesse tornare una lunga fase secca”.
L’Osservatorio ANBI segnala come ormai sia sempre più frequente il passaggio repentino da emergenze idriche a eventi estremi: è accaduto nel 2022 nelle Marche, nel 2023 in Emilia-Romagna e, più recentemente, anche in diverse regioni del Sud e in Puglia.
Per questo ANBI torna a chiedere interventi strutturali urgenti. “È fondamentale avviare il Piano di efficientamento della rete idraulica e quello degli invasi multifunzionali – spiega il direttore generale Massimo Gargano –. Abbiamo presentato 266 progetti cantierabili su tutto il territorio nazionale: con un investimento di 7,3 miliardi di euro si potrebbero migliorare le condizioni del Paese e creare oltre 57mila posti di lavoro. Le risorse, almeno in parte, ci sono: ora serve accelerare”.
Sul fronte dei dati, la situazione resta disomogenea lungo la Penisola. Al Nord crescono i livelli di alcuni grandi laghi, mentre persiste un deficit idrico significativo in diverse aree, soprattutto in Lombardia e Veneto. Criticità anche lungo il fiume Po, con portate altalenanti e ancora sotto la media nel tratto emiliano-lombardo.
Nel Centro Italia, calano le portate di diversi fiumi nelle Marche e in Umbria, mentre nel Lazio tornano a scendere i livelli dei laghi di Albano e Nemi, segnando una nuova inversione negativa dopo i recuperi dei mesi scorsi.
Al Sud e nelle isole, invece, si registra una situazione opposta: invasi pieni e piogge abbondanti. In Puglia, ad esempio, i bacini sono al colmo e la diga di Occhito è costretta a scaricare acqua per motivi di sicurezza. In Sicilia il 2026 si sta rivelando un anno eccezionalmente piovoso, mentre in Sardegna gli invasi hanno superato il 94% della capacità.
Un quadro che conferma una tendenza ormai evidente: l’alternanza tra eccesso e scarsità d’acqua, sempre più difficile da gestire senza infrastrutture adeguate e una strategia nazionale di adattamento al cambiamento climatico.































