L’Italia continua a perdere giovani qualificati. È uno dei dati più significativi emersi dal Istat nel Rapporto Annuale 2026, presentato giovedì 21 maggio presso l’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Secondo il rapporto, nel solo 2024 il saldo migratorio dei cittadini italiani altamente istruiti tra i 25 e i 34 anni è stato fortemente negativo: a fronte di circa 25mila espatri, i rimpatri sono stati poco più di 4mila, determinando una perdita netta di quasi 21mila giovani laureati.
Un dato che conferma una tendenza ormai strutturale. Nel periodo compreso tra il 2015 e il 2024, il saldo migratorio degli italiani è rimasto costantemente negativo, con una perdita complessiva di circa 590mila residenti italiani trasferitisi all’estero senza essere compensati dai rientri.
La cosiddetta “fuga dei cervelli” continua dunque a rappresentare una delle principali criticità demografiche ed economiche del Paese, soprattutto per il Mezzogiorno.
Secondo l’Istat, infatti, il Sud Italia subisce un doppio svantaggio: da una parte gli espatri verso l’estero, dall’altra i trasferimenti interni verso il Centro-Nord. Un’emorragia di capitale umano che rischia di compromettere ulteriormente le prospettive di sviluppo economico e sociale dell’area.
Nel rapporto viene sottolineato come questa dinamica sia strettamente collegata alle opportunità offerte dai territori in termini di lavoro, crescita professionale e qualità dei servizi.
Accanto alla perdita di giovani italiani qualificati, emerge però anche un altro dato: cresce il numero di giovani stranieri altamente istruiti che scelgono l’Italia.
Le stime relative al 2023 mostrano infatti che, mentre il saldo netto dei giovani italiani laureati era negativo per circa 16mila unità, quello dei giovani stranieri con analoghe caratteristiche risultava positivo per circa 19mila persone. Un dato che porta il bilancio complessivo dei giovani qualificati tra i 25 e i 34 anni leggermente in attivo.
Per l’Istat, la mobilità rappresenta una componente strutturale dei processi di integrazione economica e sociale. Tuttavia, la continua perdita di giovani italiani altamente formati solleva interrogativi sulle capacità del sistema Paese di trattenere competenze, investimenti umani e professionalità costruite attraverso il percorso universitario italiano.
Il tema della mobilità internazionale dei giovani italiani resta da anni al centro del dibattito politico e delle discussioni sulle politiche per gli italiani all’estero, soprattutto in relazione alle opportunità lavorative, ai livelli salariali e alle prospettive di carriera offerte in altri Paesi europei ed extraeuropei.



























