Calcio, Mourinho: ho vinto tutto, ma voglio ripetermi

"Non sono il signore di niente". Cosi’ debutta Jose’ Mourinho nella lunga intervista concessa a FourFourTwo e riportata nel primo numero dell’edizione italiana della rivista, della quale fcinternews.it propone un’anticipazione. Ha vinto tanto, quasi tutto, ma l’ambizione resta enorme: "ho fatto tutto quello che volevo, ho vinto le competizioni che volevo vincere, sono stato in Paesi che ero curioso di conoscere. Sono ancora ambizioso, ma in maniera diversa: non ho nuovi campionati da conquistare, per questo ora voglio ripetere il passato – spiega il tecnico del Chelsea secondo quanto si legge su fcinternews.it -. Ognuno dei campionati dove ho lavorato e’ diverso dagli altri; la cultura del calcio e’ diversa, media e tifosi sono diversi. Uno non perde la propria metodologia ma impara ad adattarla a situazioni differenti. Questo aiuta a crescere. L’esperienza e’ importante: un conto e’ giocare in Premier, un altro in Liga, un altro gareggiare per lo scudetto. Ogni cosa e’ diversa, la mentalita’ delle altre squadre, l’approccio tattico. E devi adattarti. Quando ti sposti da un Paese all’altro, e’ una storia completamente diversa: devi analizzare gli avversari, la mentalita’ dei giocatori. Non puoi sempre giocare nel modo in cui ti piace, ma col migliore sistema per i tuoi giocatori e la tua squadra, in modo da provare a vincere grandi sfide. Si tratta di una grande esperienza. Poi, per quanto mi riguarda, quando realizzi di avere il pieno controllo puoi anche andare via. Per questo ho lasciato l’Italia dopo due anni e la Spagna dopo tre".

Secondo Mourinho per essere un grande allenatore "devi avere un po’ di tutto. Se sei un grande allenatore, ma non riesci a creare empatia coi tuoi giocatori, non sei in grado di fare niente. Se non sai allenare ma hai un metodo chiaro per aiutare i giocatori a migliorare, anche in quel caso non combini nulla. Puoi circondarti di assistenti con esperienza e conoscenza, ma se non sai gestirli e controllarli sono guai. Un top manager deve avere un po’ di tutto, come i calciatori anche loro devono avere un dono, qualcosa che sia innato, ma io non cerco di scoprire quale sia il mio". Una delle doti di Mourinho e’ la capacita’ di instaurare un bel rapporto con i giocatori. "Qualcuno magari questo feeling non lo sente, ma la stragrande maggioranza dei giocatori si’, con loro costruisco un rapporto che rimane per sempre. Loro mi sono leali tanto quanto lo sono io con loro. Questo e’ un rapporto che costruisco con l’onesta’; qualche volta esserlo significa non dire loro quello che vogliono sentirsi dire o quello che si aspettano di sentirsi dire. Io ho avuto buone esperienze anche con giocatori che non avevano successo con me, il rapporto era pero’ fantastico perche’ si e’ basato su onesta’ e comunicazione. Con un’alta percentuale di giocatori coi quali ho lavorato c’era un legame rimasto nel tempo". Dopo il Triplete con l’Inter, la promessa di un ritorno fatta a Massimo Moratti, quindi l’avventura al Real Madrid. "Io sono il miglior allenatore della storia del Real Madrid, il piu’ grande club del mondo. Ho fatto 100 punti con 121 gol, campioni contro il miglior Barcellona che si sia mai visto. Io sono l’unico, la gente puo’ guardare alla mia storia come le pare, ma io preferisco farlo in un altro modo. Ho vinto il campionato dei Record, questo e’ il mio posto nella storia del Real".

Quest’estate, si e’ invece concretizzato il ritorno al Chelsea e in Premier League: "Sapevo che sarei tornato in Inghilterra. Al Chelsea? Non si sa mai, e’ sempre stata una speranza. E’ chiaro che la situazione ideale, come in questo caso, e’ esaudire tutti i desideri: essere nel Paese dove ti piace lavorare e vivere, in un club con cui hai un’intesa profonda. Ma da professionista devi essere pronto a tutto, dipende sempre dall’incarico che ti si presenta. E nel momento in cui volevo tornare in Inghilterra, la panchina del Chelsea era disponibile. E’ una bella coincidenza, ma resta una coincidenza. La mia casa resta il Portogallo, pero’ abbiamo deciso che Londra era un ottimo posto anche per i bambini. Qui la gente ti permette di vivere, capiscono il lavoro del calcio". Mourinho aggiunge: "il profilo del mio lavoro e’ cambiato, ora sono nella posizione di dire quale paese mi piace di piu’, quale campionato. E voglio preparare il futuro di questo club con una squadra molto giovane. E’ buffo, poi, che il Chelsea degli ultimi otto anni e’ rimasto quasi lo stesso che avevo io. Il Real Madrid, tolto Özil e messo Bale, e’ lo stesso. L’Inter e’ rimasta la stessa per due anni dopo di me finche’ non hanno deciso di vendere i giocatori con gli ingaggi piu’ alti. Ci sono storie su di me che mi piacerebbe sapere da dove saltano fuori. Come il discorso dell’eccessivo gioco in difesa. Il mio Real Madrid era difensivo? Con 121 gol fatti? Il mio Chelsea ha ancora il record di punti della Premier League. Qualche volta ripetere una bugia convince gli stupidi a credere che sia vera. Le mie squadre giocano all’attacco, sono costruite per vincere, normalmente uno vince giocando un calcio dominante; devi essere dominante, percio’ e’ questo cio’ che le mie squadre devono fare".