Brogli nel voto all’estero? Salvini scopre l’acqua calda

Lo sappiamo da dieci anni: troppe possibilità di imbrogliare le carte, un meccanismo elettorale che non assicura la trasparenza né tanto meno la sicurezza del voto. Ma dalla politica vogliamo soluzioni

Matteo Salvini ha parlato nei giorni scorsi della possibilità che nel voto all’estero qualcuno possa “taroccare” le schede, riportando d’attualità il tema del voto degli italiani nel mondo, di cui a dire il vero si parla ogni volta che si avvicinano le elezioni. Ora c’è di mezzo il referendum, domani accadrà con le Politiche. Si faranno gli stessi discorsi di sempre e si parlerà di brogli e forti irregolarità nel voto oltre confine, ma poi non accadrà nulla e chi avrà preso il maggior numero di voti entrerà in Parlamento. In nome della (presunta) democrazia può accadere di tutto.

Resta il fatto che Salvini, e chi come lui evidenzia la possibilità di brogli nel voto estero, scopre l’acqua calda e consegna alla pubblica opinione quella che si chiama una non notizia. Perché la verità è che brogli nel voto estero si sono registrati fin dalla prima volta, nel 2006, in cui hanno votato i nostri connazionali. Troppe possibilità di imbrogliare le carte, un meccanismo elettorale che non assicura la trasparenza né tanto meno la sicurezza del voto.

Quando si sente qualcuno parlare di “pacchi di schede firmate dalla stessa mano”, come del resto è accaduto ogni volta che si è votato oltre confine, non si deve pensare a una esagerazione, ma alla realtà. Sappiamo già che ad ogni elezione c’è chi agisce come fabbrica di voti per taluni candidati (vedi i patronati con i loro amici) come sappiamo che c’è chi la scheda elettorale addirittura la vende. Ma queste cose le conosciamo da dieci anni ormai. A noi interesserebbe piuttosto capire se e come la politica pensa di risolvere questo imbroglio colossale che viene consentito da un meccanismo elettorale che fa acqua da tutte le parti.

Mirko TremagliaMirko Tremaglia, indimenticato ministro degli Italiani nel mondo e padre della legge sul voto all’estero, me lo disse in una delle ultime interviste e me lo ripeteva spesso durante i nostri colloqui, telefonici e non: “la legge va cambiata”, dichiarava sempre più convinto. Soprattutto lo ripeteva nei giorni in cui scoppiò il caso di Nicola Di Girolamo, senatore PdL eletto nella ripartizione estera Europa e poi arrestato. E quando scoppiò il caso Di Girolamo la stessa cosa dissero Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini: “ La legge che regola il voto degli italiani all’estero va modificata, così non si può continuare”, disse l’uomo di Arcore. Ma poi non successe nulla.

Personalmente, frequentando un po’ il Palazzo, mi sono convinto di una cosa: la legge Tremaglia non si cambia perché nessuno la vuole cambiare. A tutti fa un po’ comodo questo sistema, facilmente manipolabile da chi aspira alla poltrona. Fa comodo ai partiti. La palla, come sempre, è nelle mani della politica. Dal 2006 parliamo di riforma del voto estero. Fino a quando?