Bertinotti, ‘Renzi? Chi ci governa davvero è l’Europa’

Fausto Bertinotti, ex presidente della Camera ed ex segretario nazionale di Rifondazione Comunista, in una intervista a Visto parla della attuale situazione politica ed economica. “Renzi – dice – è un uomo politico molto forte, ma non è altro che la conclusione di un ciclo di politica economica che ha un nome: la governabilità. Nel voto prende larghi consensi, ma le politiche che compie sono sottomesse a quella gestione europea e a quel sistema finanziario di cui noi tutti possiamo solo subire le conseguenze. Renzi chiude il cerchio, e per certi versi, porta avanti la politica in cui c’è un’Europa che sceglie per noi. Chi ci governa davvero in questo momento è l’Europa".

"Noi viviamo in una Europa che all’apparenza è governata dalla democrazia ma che in realtà è comandata da un governo di pochi uomini potenti e dalle loro politiche economiche: le banche, le grandi multinazionali, i movimenti finanziari. Ci governano producendo povertà e amplificando le disuguaglianze".

Bertinotti sostiene quindi che la politica ha smesso di stare in mezzo alla gente "negli anni Ottanta, quando i partiti di sinistra e centrosinistra diventano forza di governo pensando di dominare i processi economici, e invece si ritrovano ad essere governati da quegli stessi processi. A quel punto si è prodotto un distacco dalla vita quotidiana delle persone. Non esiste più un conflitto politico tra destra e sinistra, ma tra l’alto e il basso della società. L’alto è rappresentato da poche persone, che sono le nuove aristocrazie".

"Non mi interessa parlare di Grillo, Salvini o Renzi – prosegue -. Invece, mi interessa capire di quali valori siano portatori questi soggetti. Oggi, i politici più forti non sono quelli che fanno una politica di qualità come nel passato, ma sono quelli che prendono i voti".

Ritornando alle critiche che lo riguardarono per la sua frequentazione con ambienti poco di sinistra: "Le critiche dalla mia parte politica sono avvenute solo a causa della rottura del Governo Prodi, nel 1998. Poi in alcuni ambienti c’è stato un uso strumentale di certi miei modi di vivere. Ho sottovalutato questo rischio, credendo che la mia origine proletaria non fosse mai messa in discussione. Ma un uomo deve avere il coraggio di vivere con vocazione e con la certezza di avere sempre servito lealmente la propria causa”.