Berlusconi, ‘per salvare l’Europa bisogna cambiarla’

Silvio Berlusconi interviene sulla situazione che riguarda la Grecia. Per il leader di Forza Italia “oggi il futuro dell’Europa è nelle mani degli elettori greci che domenica si esprimeranno con un referendum. Ma comunque vada, da lunedì sarà nella mani della lungimiranza delle leadership europee, e della loro capacità di cambiare rotta, regole e metodi immaginando un futuro per il nostro continente, così come fecero i Padri fondatori dell’Europa".

Per il Cavaliere  “occorre mettere in campo politiche industriali illuminate, agire con leve fiscali a favore delle piccole e medie imprese, guardare con urgenza ai bisogni dell’economia reale come unico antidoto possibile per debellare la nefasta finanzizzazione dell’economia stessa".

In una lettera inviata al Giornale, il Cavaliere ragiona: “Come siamo giunti a questo? Perché i greci hanno eletto Tsipras? E perché tanti spagnoli votano Podemos, tanti italiani Grillo, tanti francesi Marine Le Pen? Perché questa Europa sta facendo fallire il sogno europeo".

"Certo, dal punto di vista della Realpolitik non ha molto senso utilizzare, per gli stati, la categoria dell’egoismo: la politica internazionale, infatti, si basa per larga parte sulla legittima tutela di interessi nazionali. E è proprio ragionando in termini di interesse che mi domando: a chi conviene perdere oggi la Grecia, domani magari la Spagna, dopodomani l’Ungheria, l’Italia o il Portogallo? Non credo". Per questo Berlusconi invita a "porre con forza il problema di ridiscutere a fondo, radicalmente, le regole di convivenza in Europa. Non per smantellare l’Europa, ma per consentirle di andare avanti”.

Per l’ex premier “l’Europa non può permettersi di perdere la Grecia per ovvie considerazioni storiche e geo-politiche (la Grecia presidia uno dei confini più delicati del continente, un grande crocevia strategico), ma anche per una ragione di fondo: perdere la Grecia significa accettare l’idea che l’integrazione Europea è reversibile, che dall’Europa si entra e si esce, che non siamo una comunità di popoli ma un club al quale accedere o da cui recedere, secondo le contingenze".