Berlusconi, ‘mandiamo a casa Renzi per il bene del Paese’

Former Prime Minister Silvio Berlusconi (C) flanked by former ministers Renato Brunetta (R) and Paolo Romani (L) speak to journalists after meeting with Italian president Giorgio Napolitano at the Quirinale palace in Rome on February 15, 2014. Florence mayor Matteo Renzi was poised to win the nomination to be Italy's youngest-ever prime minister on February 15 following the ouster of Enrico Letta by former allies in his centre-left Democratic Party. President Giorgio Napolitano was set to appoint Renzi after a day of consultations with political leaders including disgraced former premier and opposition leader Silvio Berlusconi. AFP PHOTO / FILIPPO MONTEFORTE

Silvio Berlusconi, intervistato dal Giorno QN, parla di elezioni regionali e si dice “convinto che confermeremo i nostri due bravi governatori uscenti, Caldoro in Campania e Zaia in Veneto, e che in altre regioni siano possibili delle belle sorprese. La bella, emozionante accoglienza che sto ricevendo in questi giorni negli incontri elettorali lo dimostra. Ai nostri elettori, del resto, a quelli che continuano a votarci non interessano i casi personali, le frustrazioni o le ambizioni di qualcuno. Interessa il progetto che proponiamo per far cambiare strada a un Paese che ne ha drammaticamente bisogno". Sui risultati elettorali in Trentino e in Val D’Aosta: "Non sono soddisfacenti ma abbiamo presentato il simbolo di Forza Italia soltanto in 5 comuni su 150. E’ arbitrario attribuire a questo voto amministrativo un significato politico nazionale".

Il Cavaliere punta a riunire i moderati d’Italia e a organizzarli in un’unica forza politica: “Ho indicato il Partito Repubblicano solo come modello di contrapposizione al Partito democratico. E’ quel che manca in Italia: un movimento leggero, strutturato come un comitato elettorale, al quale aderiscano tutti gli elettori che non votano per la sinistra". Interrogato su una possibile riunione del centrodestra risponde: "Non credo sia possibile con i leader e le formazioni politiche attuali”.

Intanto Forza Italia vive momenti difficili, Raffaele Fitto ha lasciato il partito. Ma Silvio non perde il controllo: “Come dicono i cinesi, fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce silenziosamente. Quindi io capisco, ma non condivido, l’attenzione che i giornali dedicano a fenomeni assolutamente marginali rispetto alla realtà di Forza Italia. Se qualcuno non è più in sintonia con il nostro progetto politico, è semplicemente libero di andarsene". Certo, sottolinea, "sul piano umano sono stati momenti di dispiacere. Però senza tante sorprese".

L’uomo di Arcore ammette di non avere ancora individuato un leader all’interno del centrodestra che lo possa sostituire: "Non sono più un ragazzino, ma mi sento obbligato a rimanere in campo fino a quando non ci sarà qualcuno che mi potrà sostituire nel progetto di dare vita alla maggioranza politica dei moderati. Spero che si faccia vivo presto, anche se al momento non vedo nessuno cui passare il testimone". "Gli eredi non si possono tirare fuori. Il carisma uno o ce l’ha o non ce l’ha. Ho dato possibilità a tanta gente, ma nessuno ha avuto la spinta carismatica", "le persone che fanno la politica per mestiere hanno di mira solo i loro interessi personali. Non sono in sintonia con me, che ho sempre agito guardando all’interesse dei miei concittadini".

Sullo strappo tra Fi e Pd, con l’addio al patto del Nazareno: “Le cose sono molto semplici: non abbiamo cambiato idea sulle riforme, abbiamo cambiato idea su Renzi". "Forza Italia è nata per fare le riforme. E, quando finalmente il Pd è sembrato disponibile a collaborare per riformare la costituzione secondo i nostri stessi progetti, era ovvio che partecipassimo. Le riforme andrebbero fatte insieme ed è evidente che, per riuscirci, bisogna accettare alcuni compromessi. Ma durante il percorso Renzi ci ha imposto 17 cambiamenti rispetto al progetto iniziale e quando poi si è trattato di scegliere il massimo garante di questo processo riformatore, ha deciso di agire da solo. In quel momento, abbiamo capito che non pensava affatto a lavorare insieme con lealtà, ma solo a un disegno di potere per il quale non aveva i numeri in Parlamento. Era ovvio che le strade si dividessero".

Esclude quindi futuro possibilità di accordo: "Non credo. Renzi non soltanto persegue un disegno di potere ma è e rimane un uomo di sinistra, per quanto con un’immagine più moderna. E come tutte le sinistre, non ha fatto una riforma utile al Paese. Anche quelle di cui più si vanta, come il Jobs Act, non hanno prodotto effetto. Ha raccontato di aver ridotto le tasse, che invece sono aumentate. La disoccupazione galoppa. Tutta l’Europa è in ripresa e l’Italia rimane al palo. Le agenzie di rating non sono il Vangelo, naturalmente, ma pochi giorni fa Standard&Poor’s ha confermato la valutazione negativa sull’Italia. Il dramma dell’immigrazione non accenna a risolversi. Per il bene del Paese, Renzi e il governo devono essere mandati a casa".