Berlusconi, ‘il comunismo? Una vera malattia più che una ideologia’

Come se non fosse mai mancato. Silvio Berlusconi torna in Senato per la prima volta dopo aver subito la decadenza da senatore, e si mostra in forma come al solito. L’occasione è la presentazione di un libro, ‘Il sangue di Abele’, che parla dei crimini perpetrati dal regime comunista albanese di Enver Hoxa, basato sugli scritti di Zef Pllumi e a cura di una giovane albanese da anni trapiantata in Italia, Keda Kaceli. L’occasione è buona per parlare di comunismo, "una vera malattia più che una ideologia" uno dei cavalli di battaglia del Cavaliere. Ma anche per dare un rapido giudizio della situazione politica attuale e del nuovo governo, pur senza mai citare il nome di Matteo Renzi: "Sarebbe una cosa meravigliosa – dice rispondendo a una domanda di Alessandro Sallusti sulle percentuali di successo della sinistra italiana al potere – se anche il partito comunista italiano che ha fatto tanti lifting possa davvero trasformarsi in un partito socialdemocratico, come è successo con il partito laburista in Inghilterra. Lo speriamo e staremo a vedere, anche se le speranze non si misurano in percentuali". 

E c’è spazio anche per due note più colorate: una di gossip e una calcistica: "Non mi sposo, sono troppo vecchio" dice mettendo a tacere le voci di un imminente matrimonio con Francesca Pascale; l’unico "sì" pronunciato da Berlusconi rimarrà dunque quello in risposta a chi gli chiede se i tifosi del Milan possano stare tranquilli, lasciando intendere che il club non è in vendita. Accolto da un lungo applauso della platea e dalle parole al miele di Keda Kaceli, autrice del libro ("avevo 14 anni quando il presidente è sceso in campo e ha fatto tutto quello che poteva fare, volevo che il mio libro avesse l’imprimatur di un uomo giusto, per dare riscatto ai tanti martiri albanesi"), Berlusconi è andato dritto al punto. "Diverse volte ho definito disumana e criminale l’ideologia comunista, e ricordato l’orrore che spettava a chi si ribellava. Credo che tutti si rendano conto delle efferatezze a cui quella ideologia aveva portato". Il comunismo "era una ideologia che prevedeva di diventare potenza militare, trascurando l’industria al servizio della popolazione, che viveva nella miseria. Non è solo una ideologia ma una malattia, una vera follia tanto è stata esasperata la sua realizzazione. In questo libro sono descritte violenze di un livello che io non potevo neanche immaginare".

Di più: "Il comunismo fu l’unico totalitarismo del Novecento a sfociare in dittature il cui scopo non era quello di assoggettare altri popoli, ma di sottomettere il proprio stesso popolo. Chi lo rifiutava era costretto alla morte". Ma da teorico e generale, il discorso di Berlusconi si fa via sempre più circostanziato, fino alla contestualizzazione al caso italiano, fino a sfiorare l’argomento giustizia, altro tema tra quelli che più gli sta a cuore."Ricordiamoci che anche da noi – dice – abbiamo avuto il più forte partito comunista dell’occidente, che voleva prendere il porte con la violenza e da allora non ha mai rinunciato a conquistare una egemonia culturale in tutti i gangli della società infilandosi nelle scuole e anche nella giustizia". Tema, quello della giustizia, che torna anche alla fine, quando a sorpresa spunta una targa di ringraziamento da parte dell’autrice per la prefazione: "Grazie – ironizza allora Berlusconi al momento della consegna di rito – non sono abituato a ricevere premi, ma soltanto sentenze di condanna".