Argentina, alla Casa Rosada un presidente di origine italiana: le reazioni

"El comienzo de otra historia!", "Ha Triunfado El Pueblo", "Vientos de cambio". Lo scrivono su Facebook tanti argentini. Per il loro Paese, infatti, inizia oggi una nuova storia: il leader dell’opposizione, Mauricio Macri, è il 57esimo presidente dell’Argentina. Macri ha vinto il ballottaggio contro l’erede di Cristina Kirchner, l’ex governatore della provincia di Buenos Aires, Daniel Scioli. Macri aveva ottenuto al primo turno il 34,3% dei voti, contro il 38,8% di Scioli. Nato 56 anni fa a Tandil, città dell’Argentina nella provincia di Buenos Aires, Mauricio Macri è un politico e imprenditore di origini calabresi (della provincia di Reggio Calabria per la precisione). Il padre Francesco, anche lui imprenditore, emigrò in Argentina nel 1948.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi – come si legge sul sito di Palazzo Chigi – ha formulato a Macri il proprio augurio di successo, nel segno dell’amicizia tra Italia ed Argentina, fondata su fortissimi legami storici, istituzionali, economici, scientifici e socio-culturali. L’Argentina è il Paese al mondo in cui è più vasta la presenza di cittadini italiani (circa 900.000 passaporti italiani). I due leader hanno concordato di incontrarsi presto per aprire una nuova pagina nella collaborazione tra i due Paesi.

MACRI PRESIDENTE, IL MESSAGGIO DEL MAIE

"L’Argentina democratica esce più forte da questa consultazione. Per la prima volta un Presidente della Repubblica viene eletto dopo un ballottaggio al secondo turno, alla fine di una lunga e combattuta campagna elettorale che ha visto per protagonisti due italo-argentini: Mauricio Macri e Daniel Scioli" sottolinea Fabio Porta, deputato del Pd eletto in America Meridionale. "A Mauricio Macri e all’Argentina vanno quindi oggi i nostri auguri – aggiunge Porta, che è anche il presidente del Comitato italiani nel mondo della Camera – ancora una volta un figlio di italiani raggiunge la più alta carica istituzionale di uno dei grandi Paesi della nostra emigrazione storica; l’Argentina di Papa Bergoglio avrà un presidente con i nonni calabresi: un motivo di orgoglio per gli italiani nel mondo e uno stimolo per l’Italia di oggi a non dimenticare e anzi a rafforzare il proprio legame con le grandi collettività che vivono all’estero".

Anche la vice presidente della Camera, Marina Sereni ha commentato l’elezione di Macri sottolineando che "gli argentini hanno scelto la discontinuità rispetto al lungo periodo di Nestor e Christina Kirchner" senza dimenticare che quello in Argentina è "un voto di cambiamento che interessa l’Italia". "L’Argentina – ha sottolineato – ha di fronte grandi sfide che riguardano in primo luogo l’economia e il ruolo del paese Latino-Americano nella regione e nel mondo. L’Italia è legata all’Argentina da profonde relazioni storiche, culturali, sociali ed economiche. La presenza di milioni di persone di origine italiana, molti dei quali nostri concittadini, la collaborazione economica tra le imprese, gli scambi culturali crescenti – conclude – rendono l’Argentina un paese di interesse strategico per l’Italia, tanto più in un passaggio che si profila come di grande cambiamento".

“Il ballottaggio tra due candidati di origine italiana rappresenta un esempio significativo dell’importanza del contributo dei nostri connazionali all’estero”. Così il Sen. Aldo di Biagio (Ap) commentando il risultato dell’elezione del nuovo Presidente dell’Argentina. Un orgoglio per i tanti emigrati – ha evidenziato – “che vedono  simbolicamente in queste elezioni la realizzazione, attraverso le nuove generazioni, dei sacrifici e dei sogni di tanti padri e nonni”. Tanti auguri a Mauricio Macri – ha concluso il senatore popolare -“con la certezza che darà un contributo significativo e costruttivo al futuro del suo Paese”.

"E’ stato eletto Maurizio Macrì, ovvero Mauricio Macri per dirla all’argentina, che è il nipote (figlio del fratello) dell’indimenticato, e indimenticabile, vice segretario del Cgie Antonio Macri". scrive oggi nel suo editoriale su "L’Italiano" Gian Luigi Ferretti. "Quante volte ci siamo beccati con Antonio, al Cgie e sulla stampa di emigrazione. Ma, anche se ci divertivamo a polemizzare, lo facevamo però sempre nel massimo rispetto reciproco e ci volevamo bene. E così, una volta che andai a Buenos Aires, mi fece conoscere quel suo giovane nipote, del quale era molto orgoglioso, che era appena diventato presidente del Boca Juniors. Oggi – si legge ancora sull’edizione odierna del quotidiano in lingua italiana – se il nipote di Antonio è presidente della Repubblica Argentina, lo deve all’influenza che su di lui ha avuto lo zio che gli ha trasmesso l’italianità. Sì, anche il suo contendente, Daniel Scioli, è italiano, ma lo ha penalizzato l’affare Colombo. Chissà se la signora Kirchner si rende conto di quanto le sia costato quello che forse lei considerava semplicemente uno dei suoi tanti capricci".