Anziano ucciso nel Varesotto: il figlio confessa, arrestato

”Ho ucciso mio padre, non lo sopportavo più”: al termine di un lungo interrogatorio, nella caserma dei carabinieri di Saronno, Luca Alberti ha confessato cosi’ l’omicidio del padre, Angelo, 86 anni, ed e’ stato arrestato. Ha accoltellato l’anziano ieri sera durante l’ennesima lite scoppiata tra le mura domestiche, nell’appartamento al secondo piano di un condominio di fronte al santuario della Beata Vergine dei Miracoli dove vivevano entrambi. Un fendente alla scapola destra ha reciso un’arteria, provocando la morte dell’uomo. Il corpo dell’anziano, che da anni soffriva del morbo di Alzheimer, e’ stato trovato dai carabinieri e dal personale del 118 ieri sera, poco dopo le 20, riverso a terra in una pozza di sangue.

Proprio il figlio Luca, 45 anni, disoccupato e con alcuni problemi legati all’alcol, aveva chiamato i soccorsi raccontando che il padre era rimasto vittima di un incidente domestico. Subito pero’ i sospetti si sono concentrati su di lui. E nel corso della notte l’uomo, interrogato dai carabinieri e dal pm di Busto Arsizio Nicola Rossato, e’ crollato ed e’ stato portato in carcere, con l’accusa di omicidio volontario.

Il delitto, secondo le ricostruzioni dei carabinieri, e’ maturato nell’ambito di una difficile convivenza tra padre e figlio, dovuta anche alle precarie condizioni di salute dell’anziano e a motivi economici. Le liti erano frequenti e, secondo i racconti di alcuni conoscenti, a volte Luca Alberti ”picchiava il padre e lo trattava male”. Ieri sera sono andati insieme in un bar vicino a casa, dove il figlio ha bevuto una birra. Poi sono tornati nell’appartamento e, all’improvviso, e’ scoppiata la violenta lite.

La vittima, prima di andare in pensione, aveva lavorato per 30 anni come tipografo al Corriere della Sera. Era rimasto vedovo e si era risposato ma, quattro anni fa, era morta anche la seconda moglie. Oltre a Luca aveva altri due figli che vivono a Saronno e in provincia di Bergamo. 

Appassionato di sport, fino a pochi anni fa, quando era ancora lucido, era in grado di affrontare una maratona e di partecipare alle gare amatoriali di corsa organizzate nella zona. Angelo da tempo era assistito da una badante, che si trovava fuori casa quando e’ stato ucciso.

”Luca aveva smesso di lavorare a causa di un infortunio e viveva grazie a impieghi saltuari e alla pensione del padre”, spiega un amico della vittima, Angelo Arnemi, fiorista, che gestisce un chiosco di fronte al condominio in via Santuario. ”Ha un carattere violento e spesso chiedeva al padre soldi per andare a bere – prosegue -. A volte Angelo si presentava con dei lividi e dei segni sul volto ma non ha mai denunciato il figlio, si preoccupava per lui e voleva evitare che finisse nei guai. Sono sconcertato ma, conoscendo la situazione temevo che prima o poi sarebbe successa una tragedia”.