Anche la Cgil ha fallito – di Marco Chierici

 

Quando pensiamo all’enorme massa di energie che quasi tutti i partiti ed i movimenti politici hanno sprecato dal primo governo del dopoguerra ai giorni nostri, non possiamo escludere il mondo sindacale. Le associazioni sindacali, ed in primis la Cgil, si occupano a tutti gli effetti di politica. La Cgil, con i suoi milioni di iscritti, è per me il partito più influente del nostro Paese e condiziona tutte le principali decisioni degli esecutivi di governo.

 

Nei dibattiti televisivi e nelle campagne elettorali, vi è sempre presente un rappresentante sindacale, proprio con lo stesso ruolo di un segretario di partito. La mia riflessione è molto semplice: se la politica ha portato milioni di famiglie nella fascia di povertà; se oggi ci troviamo la stragrande maggioranza dei salari e degli stipendi insufficienti per arrivare a fine mese, questo è soprattutto responsabilità del più grande sindacato italiano.

Il sindacato dovrebbe avere come primo obiettivo quello di garantire un reddito dignitoso a tutti i cittadini, e se oggi il potere di acquisto è penoso e gravemente insufficiente, significa che in sessant’anni di storia, questo sindacato ha fallito. Abbiamo capito che, come ha ricordato il segretario generale Camusso anche di recente, Cgil e PD desiderano meno impresa e più Stato; abbiamo capito che sentono come un dovere sfilare con le loro bandiere rosse ad ogni occasione; ma abbiamo anche milioni di operai sul lastrico. Per quali ragioni quasi tre milioni di lavoratori dipendenti devono pagare un importo mensile a questo sindacato? Per quali ragioni circa tre milioni di pensionati devono rimanere iscritti a quel sindacato? Cosa ricevono in cambio? Quali responsabilità si è assunta la Cgil in questa crisi storica e drammatica? La realtà è che, partecipando attivamente e da protagonisti alla campagna elettorale, mostrano senza filtri (per chi vuol vedere e capire) la stessa faccia di bronzo dei partiti… promesse, promesse, preomesse; parole, parole, parole canterebbe Mina.