Allevatori con maiali alla Camera, sostenete made in Italy

Una porcilaia davanti a Montecitorio a Roma per protestare contro le importazioni selvagge di prosciutti e salami che hanno messo in ginocchio gli allevatori di suini italiani. E’ la Coldiretti ad averla organizzata nell’ambito della sua battaglia a difesa del made in Italy dopo il blocco del Brennero di ieri, per chiedere alle istituzioni di ‘adottare’ gli animali in modo da salvare stalle e posti di lavoro. Una protesta pacifica fatta di drammi vissuti dagli allevatori che hanno portato in piazza, tra bandiere e striscioni, i propri maiali pagati da un mercato ‘inquinato’ il 30% in meno di quello che costa loro produrli. Responsabile, secondo la Coldiretti, un’indifferenza politica che ha permesso che maturasse la crisi di un settore che oggi, rispetto ad un anno fa, ha 615mila animali in meno, tradotti in 8.000 posti di lavoro sfumati.

A sostenere gli allevatori sono scesi in piazza sindaci, parlamentari, rappresentanti delle associazioni dei consumatori e molti cittadini incuriositi dall’insolita scena; in molti hanno firmato il librone posto al centro della piazza per sottoscrivere le domande di adozione degli animali. ”In Italia due prosciutti su tre provengono da maiali allevati all’estero senza che questo venga evidenziato in etichetta”, ha denunciato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, che nel pomeriggio e’ stato ricevuto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi, che ha assicurato che approfondira’ le questioni che stanno colpendo il made in Italy nell’agroalimentare.

Al Governo la Coldiretti chiede di avere i decreti attuativi della legge di due anni fa sull’obbligo di riportare in etichetta l’origine dei prodotti; chiarire come e con quali modalita’ vengono erogate le risorse pubbliche da dare solo alle imprese italiane che utilizzano materie prime italiane; rendere pubblici tutti i dati dei prodotti importati oggi top secret, per sapere in quali stabilimenti vanno; attuare l’articolo 62 sulla trasparenza degli scambi commerciali per bloccare vendite inferiori ai prezzi di costo. Grande la partecipazione bipartisan delle istituzioni intervenute in piazza, da Luca Sani presidente della Commagri della Camera, a Ermete Realacci presidente della Commissione ambiente della Camera, a Paolo Russo della Commagri del Senato, a Filippo Bubbico vice ministro dell’Interno ad Alessio Villarosa capogruppo alla Camera del M5S.

Allevatori: stiamo morendo con i nostri maiali Un euro e mezzo di costi contro 1 euro e 41 di ricavi. In queste due cifre, in questi 10 centesimi di differenza, c’e’ il dramma che stanno vivendo gli allevatori di suini italiani, stremati da prodotti importati senza etichetta che annientano il vero made in Italy. E’ la storia comune di Andrea, Vinicio e David, tre allevatori venuti a Roma con i loro maiali, a dire che non ce la fanno piu’ ad andare avanti. ”Per produrre un suino spendiamo 1,51 euro al chilo e poi quando lo andiamo a vendere ce ne offrono 1,41”, spiega Vinicio, allevatore di 1000 capi in provincia di Frosinone che 5 anni fa ne aveva 1500, ”non ce la facciamo piu’ a produrre in perdita e andando di questo passo anche noi saremo costretti a chiudere; reggiamo solo perche’ la conduzione e’ familiare e riusciamo cos’ ad abbattere i costi, ma per quanto ancora?”.

Andrea e’ un piccolo allevatore viterbese con un’azienda con 400 maiali che non fa trasformazione o vendita diretta, li acquista e poi li ingrassa. ”Siamo in mano di un mercato che ci strozza, che compra i nostri capi ad un prezzo nel quale non ci rientriamo….con quello che costano oggi i mangimi; stiamo morendo con i nostri maiali e questo si deve sapere, ci offrono prezzi inferiori del 30%”. Va ancora peggio a chi alleva prodotti autoctoni di qualita’ come David che ha un allevamento di 150 capi nel Lazio. ”Manca lo strumento per valorizzare quello che produciamo – spiega – chiediamo solo regole chiare non soldi, continuiamo a pagare i contributi, ad assumere quando e’ possibile ma ormai siamo allo stremo. Per quanto resisteremo ancora, stritolati come siamo dalle importazioni fraudolente? Con costi inferiori al 30% – conclude scoraggiato – sfido chiunque a fare oggi in Italia un’attivita’ produttiva economica”